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IIT: ispirati ai rampicanti i robot che si adattano all'ambiente

sabato 9 febbraio 2019
3' di lettura

Roma, (askanews) - Dal plantoide al robot-viticcio che si arrotola e si srotola attorno a un oggetto. Dal Centro di Micro-Biorobotica dell'Istituto Italiano di Tecnologia a Pontedera (Pisa) escono robot molto particolari ispirati alla biologia. A dirigere il Centro è Barbara Mazzolai, indicata nel 2015 tra le 25 persone più influenti al mondo per la robotica, che ad askanews anticipa la rivoluzione a cui sta lavorando il suo gruppo. In che modo la biologia ispira la robotica? "Si tratta di un processo interessante sia da un punto di vista scientifico che tecnologico. Noi studiamo gli esseri viventi, in particolare le piante, per fare nuova tecnologia e questo ci aiuta anche a capire meglio l'elemento biologico di partenza. Siamo partiti, per la prima volta a livello mondiale - spiega Barbara Mazzolai - dallo studio delle radici per fare un robot autonomo, che si muoveva nel suolo, per applicazioni agricole o di monitoraggio ambientale. E adesso ci stiamo spostando sulla parte aerea, come i viticci. Traiamo ispirazione dalle piante rampicanti perché l'idea è di fare dei robot che si adattano all'ambiente esterno. E questa è una novità nel campo della robotica bioispirata: robot che non hanno una forma predefinita ma, proprio come le piante, si adattano all'ambiente esterno e quindi si muovono crescendo. È un nuovo paradigma di robotica che stiamo proponendo". Questi tipi di robot hanno diverse applicazioni, anche in ambito spaziale. "L'ambito spaziale è stato il primo in cui ci siamo mossi perché siamo partiti con un finanziamento dell'Agenzia spaziale europea che era interessata al monitoraggio del suolo con le radici e alle capacità di ancoraggio delle radici, però anche al monitoraggio ambientale. Dipende - chiarisce la scienziata - dai sensori che mettiamo nelle radici robotiche e il robot in autonomia va a esplorare l'ambiente. Un altro aspetto interessante delle rampicanti è che se vogliamo esplorare un territorio, ad esempio dopo un disastro naturale o per scopi archeologici, il robot si adatta a strutture ambientali complesse. Vediamo le piante colonizzare ogni ambiente. Ecco, la robotica del futuro dovrebbe fare cose analoghe, operare in ambienti non strutturati, fuori dalle fabbriche per aprire nuovi scenari applicativi". Un obiettivo più a lungo termine riguarda la medicina. "Sì perché dobbiamo miniaturizzare queste radici robotiche. E sarebbe molto interessante - osserva Barbara Mazzolai - perché la crescita dalla punta, il movimento che abbiamo implementato nei nostri robot consente di ridurre attriti e pressioni durante il movimento. E nell'endoscopia questo sarebbe un vantaggio enorme perché non creerebbe danni ai tessuti". Dopo il viticcio, presentato di recente, cosa uscirà dunque dal Centro di Micro-Biorobotica dell'IIT? "Stiamo creando come dicevo una nuova generazione di robot prendendo spunto dai rampicanti. È una rivoluzione nella robotica perché non vogliamo munire il robot di tutta la massa che serve per muoversi. Come la pianta usa l'ambiente, aggrappandosi a una pianta o a un oggetto, per tirarsi su verso la luce, nel caso del robot questo si muoverà verso un target che l'operatore umano predefinirà". Certamente la robotica è un argomento accattivante. Lei qui a Roma, al Piccolo Eliseo, il 4 febbraio ha aperto la nuova edizione di "La scienza e noi" di BrainForum, sei serate in cui scienziati di rilievo incontrano il grande pubblico per raccontare le nuove frontiere della ricerca. È importante portare la ricerca fuori dai laboratori, tra i cittadini? "È fondamentale. È anche una forma di valutazione, oltre a quella a livello scientifico internazionale cui siamo sottoposti. Serve a capire se quello che stiamo facendo è utile alla società, alle persone. Le nostre ricerche sono finanziate dai cittadini, quindi - conclude - dobbiamo informarli e avere anche il loro feedback".

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"Siamo presenti a Roma Termini da circa un mese e siamo molto contenti, sebbene tutto sia migliorabile. Il travel, per noi, rappresenta un mercato su cui focalizzare l'attenzione, sia negli aeroporti che nelle stazioni italiani ed esteri. Il nostro modello offre un servizio ristorativo che non si è soliti trovare all'interno delle stazioni ed è molto interessante, perchè fa evolvere l'esperienza del viaggiatore, come pausa pranzo o come spuntino giusto prima della partenza" ha dichiarato Sebastian Luca Gatto, Amministratore Delegato di Savini Group.

Dopo le aperture di Milano e Monza, l'arrivo nella Capitale rappresenta un passo strategico che assume anche un significato urbano. Negli ultimi anni, infatti, le stazioni ferroviarie si sono progressivamente trasformate da semplici luoghi di transito a spazi di incontro, servizi e socialità, capaci di rispondere all'evoluzione degli stili di vita e delle esigenze dei viaggiatori.

"Per noi sono anni di grande crescita. Nell'ultimo anno i locali de Il Granaio, nel complesso, hanno sviluppato una crescita double digit, quindi superiore al 10%, che si assesta sull'11%. Per questo abbiamo pensato, e siamo convinti, che possa esserci spazio anche in altre città. Roma è il primo punto, ma nei prossimi mesi ci saranno altre aperture" ha aggiunto Marco Tridente, Managing Director di Savini Group.

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