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Terrore sul bus, la testimonianza della bidella che era sul bus

sabato 23 marzo 2019
2' di lettura

Crema, 21 mar. (askanews) - "Ho questa immagine davanti a me di un'ora di strada vissute con un coltello alla gola e una pistola". A parlare è Tiziana Magarini, la collaboratrice scolastica della scuola media di Crema che era assieme ai 51 piccoli studenti sul bus sequestrato mercoledì 20 marzo 2019 dall'autista italo-senegalese Ousseynou Sy. La donna è stata l'ultima a lasciare il bus in fiamme dopo aver fatto scendere tutti i ragazzini. Appena dimessa dall'ospedale San Raffaele di Milano, dov'era stata ricoverata per accertamenti, ha ancora negli occhi il terrore di quegli attimi. "Ha legato alle porte i miei 2 colleghi uomini - ha spiegato - e me, come donna, mi usava per spargere la benzina su tutti i sedili e nel corridoio del pullman e sulle tende per coprire il pullman dalla visione dall'esterno". Ousseynou Sy si è servito di Tiziana Magarini per tenere sotto controllo i suoi giovani ostaggi. Intimandole di immobilizzarli. "Legarli tutti e azzittirli. Ho fatto quello che ho potuto fare allentando un po', infatti si sono riusciti a liberare", ha raccontato. L'autista ha chiesto anche alla donna di sequestrare i cellulari ai ragazzi ma lei a qualcuno l'ha lasciato con uno sguardo d'intesa e ha lasciato acceso anche il suo nella speranza che qualcuno ascoltasse e desse l'allarme mentre lei lottava la tra la paura e la necessità di mantenere il sangue freddo per gestire la situazione a bordo del pullman che diventava sempre più tesa. "Panico, panico e urla, non riuscivo più a tranquillizzarli - ha concluso - dopo sono stati bravissimi, hanno eseguito tutto quello che io davo per far capire con gli sguardi che se stavamo tranquilli le cose si sarebbero risolte alla svelta".

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