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Sea Watch, parla Carola Rackete: dovevo entrare per salvare vite

sabato 29 giugno 2019
1' di lettura

Lampedusa, 27 giu. (askanews) - A bordo della Sea Watch 3, Carola Rackete ribadisce: non avevo scelta. "Abbiamo chiesto all'Italia perché era il porto sicuro più vicino al punto di soccorso. Ma abbiamo chiesto anche allo stato di cui battiamo bandiera, l'Olanda, al governo tedesco, e anche alla Francia, alla Spagna e a Malta di offrire assistenza. Non c'era una soluzione politica in vista e tutte le nostre richieste sono state rifiutate". Tedesca, 31 anni, cinque lingue, lauree in conservazione ambientale, esperta di navigazione polare e biologia marina, Rackete da molti anni fa anche volontariato. A parlare con la capitana, un gruppo di giornalisti con una delegazione di parlamentari italiani di Partito Democratico e Partito Radicale. "La situazione a bordo è peggiorata di giorno in giorno" ha detto, "soprattutto dal punto di vista psicologico. Abbiamo persone che hanno minacciato di buttarsi in mare e molti che soffrono delle conseguenze dei traumi. Ma anche persone che ci hanno detto di aver tentato il suicidio. Dovevamo entrare per evitare danni alla vita delle persone. Adesso da 24 ore aspettiamo che il governo italiano si assuma la responsabilità. Ma hanno solo controllato documenti senza fornire assistenza o un porto per queste persone. Ho deciso di avviarmi verso il porto per fornire loro un approdo sicuro perché la loro sicurezza è la cosa principale in questo momento".

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"Per ora, non è stato ritenuto opportuno lanciare un attacco di terra, motivo per cui non è stato effettuato. Ma quando arriverà il momento, torneremo sicuramente all'interno del Paese e ci opporremo al regime con tutte le nostre forze."

Huseyin Babasex, Segretario Generale dell'Organizzazione Iraniana per la Lotta del Kurdistan: "Questo è un campo per famiglie, ma le famiglie non vivono più qui dopo l'attacco. Erano molte. Subito dopo il bombardamento, a causa degli attacchi con droni e missili, abbiamo evacuato tutti."

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"Se qualcuno di esterno volesse aiutarci, gliene saremmo molto grati, ma anche senza quell'aiuto, perché non ne abbiamo ricevuto alcuno per 47 anni, continueremo la nostra lotta contro il regime. Il nostro motto è: non cesseremo la lotta finché il regime non sarà rovesciato."

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