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Una certa idea di pittura nello spazio, da Renata Fabbri a Milano

sabato 23 febbraio 2019
2' di lettura

Milano (askanews) - Una mostra costruita intorno al confine della definizione di "quadro". La Galleria Renata Fabbri di Milano, luogo normalmente di sperimentazioni e contaminazioni formali ad ampio raggio, presenta questa volta un ragionamento sulla pittura con l'esposizione "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro", dedica ironica, ma anche affettuosa, del curatore Lorenzo Madaro a un'opera di Mimmo Paladino. "Io non credo - ha spiegato Madaro ad askanews - che la pittura sia mai morta, né che sia uscita dagli spazi espositivi, semplicemente si è trasformata e la mostra vuole proprio in qualche maniera puntare l'attenzione su sette vie di questa trasformazione". Per Renata Fabbri, gallerista appassionata che non teme i cambi di rotta, questa esposizione è una sorta di prima volta, costruita però con il proprio stile personale. "E' una mostra sì sulla pittura - ci ha detto la gallerista - ma anche sul concetto intimo del fare, quindi dell'artista che si ritira a fare qualcosa, a fare arte. Trovo che questa mostra sia molto equilibrata e si sia creato veramente un dialogo, oltre che un rapporto di amicizia e sinergia tra i diversi artisti". In mostra lavori diversi di sette artisti, che analizzano le molte declinazioni che oggi può prendere la parola "quadro", ma che poi convergono, come capita spesso con il lavoro molto consapevole di curatela di Madaro, intorno a una nozione impellente di relazione con lo spazio. "Chiaramente - ha concluso il curatore - la mostra attraversa il concetto stesso di quadro, ristabilisce dei rapporti con lo spazio ed esce anche da un punto di vista tecnico-operativo dai processi tradizionali legati proprio al fare pittura. Invece inquadra moltissimo la dimensione intima del rapporto tra l'artista e l'opera e l'artista e la dimensione concettuale e concreta del fare". La mostra da Renata Fabbri, che vede la partecipazione di Thomas Berra, Alessio de Girolamo, Francesco Fossati, Luigi Massari, Alessandro Piangiamore, Alessandro Roma e Alessandro Scarabello, resta aperta al pubblico fino al 23 marzo.

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