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Novak Djokovic: grazie Roger, abbiamo fatto la storia del tennis

domenica 21 luglio 2019
1' di lettura

Roma, 16 lug. (askanews) - "È stata una partita che ricorderemo per sempre". Novak Djokovic, numero uno della classifica mondiale Atp, pubblica su Instagram una foto con il trofeo di Wimbledon e il giorno dopo la vittoria da molti definita 'epica' contro Roger Federer, scrive: "È stato un match in cui è successo di tutto, una partita che trascende dal nostro sport. Sono eternamente grato di averne fatto parte. Grande rispetto per Roger Federer e per la nostra lotta titanica. È stato un grande piacere fare la storia e condividere il campo, ancora una volta, con la leggenda del nostro sport. Continuerò a sognare di prender parte ancora a questi momenti memorabili". Un lunghissimo post in cui il tennista serbo ripercorre anche l'ultimo difficile anno. "Gli ultimi 12 mesi sono stati un vero e proprio viaggio nel tennis, dopo il ritorno dall'infortunio, cercando di arrivare al mio miglior livello di gioco. La fiducia in me stesso - sottolinea - la dedizione e il sostegno ricevuto da parte delle persone più vicine a me mi hanno permesso di essere ciò che sono oggi. Sono fortunato e ne sono consapevole". Sulla finale di domenica a Wimbledon è intervenuto anche Toni Nadal, zio e allenatore di Rafa Nadal: "Secondo i miei dati - ha detto ai microfoni di Radio Marca - la finale di Wimbledon del 2008 (vinta da Nadal su Federer 9-7 al quinto set, ndr.) è stata migliore".

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Erbil (Iraq), 10 mar. (askanews) - Nel contesto della crisi mediorientale attuale, esplosa con i massicci attacchi di Usa e Israele che hanno provocato la rappresaglia iraniana sui Paesi del Golfo e non solo, i ribelli curdi iraniani rappresentano un fronte interno critico per Teheran. Mentre l'Iran è impegnato in questa escalation multi-frontale, i curdi del PJAK (Partito per una Vita Libera in Kurdistan) - con basi nel Kurdistan iracheno, una regione autonoma nel nord dell'Iraq - rafforzano la loro minaccia separatista, potendo sfruttare le distrazioni del regime.

I combattenti ribelli curdi, parlando da una base vicino a Erbil recentemente colpita da un attacco di droni iraniani; affermano che torneranno in Iran per combattere il regime "quando sarà il momento giusto", afferma Efsane Rahimi, donna dell'Organizzazione per la lotta del Kurdistan iraniano.

"Per ora, non è stato ritenuto opportuno lanciare un attacco di terra, motivo per cui non è stato effettuato. Ma quando arriverà il momento, torneremo sicuramente all'interno del Paese e ci opporremo al regime con tutte le nostre forze."

Huseyin Babasex, Segretario Generale dell'Organizzazione Iraniana per la Lotta del Kurdistan: "Questo è un campo per famiglie, ma le famiglie non vivono più qui dopo l'attacco. Erano molte. Subito dopo il bombardamento, a causa degli attacchi con droni e missili, abbiamo evacuato tutti."

Questi attacchi iraniani su basi curde, parte della stessa strategia di ritorsione regionale, evidenziano la vulnerabilità di Teheran su più teatri, con i curdi che attendono il "momento giusto" per colpire dall'interno, forse incoraggiati dagli Usa.

"Se qualcuno di esterno volesse aiutarci, gliene saremmo molto grati, ma anche senza quell'aiuto, perché non ne abbiamo ricevuto alcuno per 47 anni, continueremo la nostra lotta contro il regime. Il nostro motto è: non cesseremo la lotta finché il regime non sarà rovesciato."

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