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Tutto ciò che non è dipingere: Hans Hartung in Galleria Mazzoleni

domenica 6 ottobre 2019
2' di lettura

Londra, 3 ott. (askanews) - Una ricerca alle origini dell'arte informale attraverso il lavoro di un protagonista della pittura gestuale. La Galleria Mazzoleni di Londra dedica la sua nuova mostra ad Hans Hartung, artista tedesco poi naturalizzato francese, che è stato tra i padri della nuova pittura del secondo Novecento. A introdurci nell'esposizione, che accosta Hartung ad altri protagonisti dell'Informale, il founding director della sede londinese, Luigi Mazzoleni. "Questa - ha spiegato ad askanews - è una mostra molto particolare, perché tocca tutti gli argomenti dell'artista, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, ma anche il rapporto che ha avuto con gli artisti a Parigi a nei primi '50, quando c'era questo momento incredibile di rinascita, con voglia di cambiare, di rimettersi in discussione, di creare una nuova corrente di arte informale e quindi questo rapporto tra Hartung nel primo piano e tutti gli artisti dell'arte informale nel piano inferiore fanno della mostra qualcosa di speciale, qualcosa che non si era visto prima". La dimensione gestuale della pittura di Hartung è immediatamente percepibile, così come la sensazione di trovarsi davanti lavori che hanno permesso di aprire nuove vie. Lo studioso Alan Montgomery ha scritto un saggio per il catalogo della mostra. "Hartung era costantemente alla ricerca di nuovi modi per applicare la pittura sui supporti - ci ha spiegato - cercava nuovi strumenti, nuove tecniche, e spesso manteneva anche il segreto su ciò che usava per realizzare i suoi quadri". "Molte di queste opere - ha aggiunti Montgomery - sono bellissime anche se viste in un catalogo o su uno schermo, ma solo se si ha la possibilità di avvicinarsi dal vivo si possono capire davvero tutti i piccoli elementi che sono parte del processo creativo". Un processo ben riassunto dalla formula solo apparentemente paradossale di Hartung, che amava agire sulla tela, ossia fare "tutto ciò che non è dipingere". Di qui la tecnica di grattare via i colori, di intervenire facendo della tela una sorta di campo di battaglia per una affermazione d'arte che nasce dalla sottrazione e dalla creazione di elementi di disturbo rispetto al canone. Ma proprio per questo il lavoro di Hartung, cui i Mazzoleni dedicano anche da fine ottobre una ampia retrospettiva nella galleria madre a Torino, continua ad apparire vivo e così interessante, anche a trent'anni dalla morte del pittore.

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