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Sei anni al Soglio petrino, il difficile Pontificato di Francesco

sabato 16 marzo 2019
2' di lettura

Roma, 13 mar. (askanews) - Il 13 marzo 2013, dopo l'annuncio shock delle dimissioni e con l'abdicazione di Papa Benedetto, al Soglio di Pietro veniva eletto Jorge Mario Bergoglio che annunciò a tutto il mondo di volersi chiamare Francesco. Un vescovo venuto dalla fine del mondo, il primo Papa sudamericano, il primo Papa argentino, il primo Papa gesuita. Il primo a chiamarsi Francesco in onore del santo di Assisi. E subito il suo pontificato assume il segno di una "Chiesa in uscita", una Chiesa ospedale da campo, che deve arrivare alle periferie esistenziali dell'uomo. L'annuncio del Vangelo, per Bergoglio, è rivolto prima di tutto ai deboli, agli ultimi, agli oppressi. Invita gli uomini di Chiesa ad essere pastori con l'odore delle pecore, a sporcarsi le mani. Appena eletto, Francesco cerca da subito di avviare la riforma della Curia, per uno snellimento burocratico e organizzativo; la riforma dello Ior, con l'avvio di un'operazione pulizia e trasparenza; e la riforma economica della Santa Sede. Mette a capo di questa 'rivoluzione' finanziaria però il cardinale George Pell: una mossa che si rivelerà sbagliata. Il porporato infatti finisce in prigione accusato di pedofilia. E proprio su questo ultimo tema, Francesco scopre un vaso di Pandora. Fa dimettere tutti i vescovi cileni, toglie la porpora e fa dimettere dallo stato clericale il cardinale McCarrick, primo cardinale ad essere accusato di pedofilia. Non basta ancora, ma è un'operazione tolleranza zero senza precedenti. Ed ancora numerosi gli appelli di Francesco per la pace nel mondo intero, la tutela dell'ambiente. Ventisei i viaggi internazionali compiuti nei cinque continenti, due encicliche, tre esortazioni apostoliche, il primo Papa a visitare gli Emirati Arabi Uniti. Nel giorno dell'inizio del settimo anno di pontificato, Francesco è ad Ariccia per gli esercizi spirituali. Preghiera a meditazione, in un tempo in cui la Chiesa è sotto attacco su numerosi dossier.

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Starmer ha dichiarato: "La nostra determinazione è incrollabile. Penso sia molto importante chiarire che il focus deve rimanere sull'Ucraina. Ovviamente c'è un conflitto in corso in Iran, in Medio Oriente, ma non possiamo perdere di vista ciò che sta accadendo in Ucraina e l'importanza del nostro sostegno. Putin non può essere colui che trae vantaggio da un conflitto in Iran, sia per i prezzi del petrolio sia per la sospensione delle sanzioni".

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