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La crisi catalana arriva a Madrid e fa cadere il governo Sanchez

sabato 16 febbraio 2019
2' di lettura

Madrid, 13 feb. (askanews) - Una legge di bilancio respinta dai partiti della destra ed estrema destra (Partido popular, Ciudadanos e Vox) ma anche dagli indipendentisti catalani, di cui proprio i partiti di destra sono acerrimi nemici: è così che è caduto a Madrid il governo di minoranza del socialista Pedro Sanchez, che ora resta in carica solo per traghettare la Spagna verso elezioni anticipate probabilmente a fine aprile. Ma cosa c'è dietro questa strana coincidenza di voto fra la destra spagnola e i partiti catalanisti PDECat (centro-destra) ed Esquerra Republicana de Catalunya (Erc, sinistra), rappresentati nel Congreso de los Diputados? In realtà mentre il no delle destre era praticamente scontato, con i partiti catalani Sanchez era in una situazione delicata. Il premier socialista aveva intavolato un dialogo con gli indipendentisti, sia pure tutto in salita: ma i partiti catalanisti, che hanno appoggiato il referendum sull'indipendenza della Catalogna del 1 ottobre 2017 vietato da Madrid, avevano chiesto che fra le condizioni del dialogo vi fosse il riconoscimento del diritto dei catalani all'autodeterminazione, che implicherebbe la possibilità di un nuovo referendum in futuro. Una linea rossa per i socialisti e per Sanchez, già in difficoltà nei sondaggi, secondo i quali i tre partiti di destra otterranno probabilmente la maggioranza assoluta. Il fallimento del dialogo ha provocato il voto contrario al bilancio di PDECat ed Esquerra Republicana. Rifiutando di continuare a negoziare a queste condizioni, Sanchez si presenterà alle elezioni sostenendo di non aver ceduto alle richieste dei partiti catalani, e spera così di sottrarre argomenti alle destre. Sullo sfondo il processo ai 12 leader indipendentisti iniziato al Tribunal Supremo di Madrid proprio alla vigilia del voto sul bilancio: un giudizio che i catalani accusano di essere politicamente motivato e con una sentenza già scritta, in cui la pubblica accusa - sostenuta da quella popolare del partito d'estrema destra Vox - chiede pene durissime fino a 25 anni di reclusione per ribellione e sedizione per aver organizzato il referendum del 2017.

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