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I luoghi altri di Peter Halley: immergersi nella fluorescenza

sabato 8 giugno 2019
2' di lettura

Venezia, 7 giu. (askanews) - La pittura che diventa ambiente, il colore che si fa tridimensionale e apre una sorta di nuova finestra sul lavoro di un artista importante come Peter Halley, che a Venezia presenta la grande installazione "Heterotopia I", ospitata nei Magazzini del Sale. Organizzata dall'Accademia di Belle Arti e dalla rivista Flash Art, l'esposizione è curata da Gea Politi. "Ci sono otto stanze - ha spiegato la curatrice ad askanews - con più di mille metri di stampe che cambiano di stanza in stanza e sono tutte legate sempre al lavoro di Peter, tranne tre che sono invece un invito che Halley ha fatto a tre artisti: Lauren Clay, Andrew Kuo e Ronnie Fischer". L'idea di partenza è legata al concetto di "eterotopia", termine coniato dal filosofo Michel Foucault per definire luoghi espressamente concepiti per creare alterità rispetto agli spazi quotidiani. Un'alterità che passa dalla trasmigrazione del lavoro di Halley dalla tela all'installazione. "Entrare in questo ambiente - ci ha detto l'artista americano - è come entrare in uno dei miei dipinti. Ho sempre considerato i quadri delle mappe a due dimensioni dello spazio: qui diventano mappe tridimensionali". "A mano a mano che il visitatore si muove nelle stanze della mostra - ha aggiunto Gea Politi - si trova sempre in un luogo completamente diverso, da luci a immagini, come se vivesse dentro un videogame". E il parallelismo con il mondo del gaming piace anche a Peter Halley: "Qui - ha concluso - possiamo trovare molta architettura classica, dai greco-romani al Palladio, mischiata ai videogiochi". E come questi, anche le stanze di "Heterotopia" creano simultaneamente isolamento e connessione, oltre che una sorta di tensione fluorescente, tipica del lavoro di Halley, nella quale il visitatore è chiamato a immergersi.

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