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Giornate Trevi, Basf: sostenibilità, in Italia investiti 120 mln

sabato 8 giugno 2019
2' di lettura

Trevi, 8 giu. (askanews) - In Italia negli ultimi 5 anni Basf ha investito 120 milioni di euro per la sostenibilità energetica. Lo ha sottolineato Maurizio Sberna, Head of communications and government relations a margine della due giorni di Trevi, "L'orizzonte della transizione energetica", organizzato da Wec Italia e Globe. "Sicuramente - ha detto Sberna - nessuno può tirarsi fuori dal tema della sostenibilità e della transizione energetica in questo tempo. Il tema del cambiamento ambientale e della innovazione industriale e soprattutto il tema del fare di più con meno non può essere appannaggio solo di alcuni ma sicuramete l'industria e in primis l'industria chimica se ne stanno prendendo una forte responsabilità. Basf sta facendo dei grandi investimenti ma soprattutto all'interno della sua strategia ha messo due punti centrali: crescere neutralmente dal punto di vista delle emissioni di CO2 nei prossimi dieci anni che significa aumentare la produzione e diminuire allo stesso tempo le emissioni di CO2, che per l'industria chimica è una rivoluzione copernicana, e poi prendersi cura con la chimica della vita di tutti i giorni". Per quanto riguarda poi gli investimenti nello specifico Sberna ha evidenziato come "in Italia negli ultimi 5 anni abbiamo investito 120 milioni di euro tra miglioramenti dei processi tecnologici esistenti oppure per l'apertura per il nostro sito principale di Pontecchio Marconi di un cogeneratore energetico da oltre 6 megawatt che dà energia a tutto lo stabilimento. E poi Basf adesso ha lanciato oltre a questo grande piano di CO2 neutrality un investimento da oltre 10 miliardi in Cina per la costruzione di un nuovo complesso tecnologico integrato totalmente privo di energia proveniente da fonti fossili che utilizzerà fonti da gas naturale o da fonti di energia alternativa o rinnovabili".

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"L'archiviazione conferma che abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale," afferma Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. "Quando il Parlamento continua a non intervenire, sono le persone malate a far affermare, anche nei tribunali, principi di libertà, dignità e uguaglianza. Questa decisione dice con chiarezza che lo Stato non può costringere una persona a subire trattamenti che rifiuta solo per poter poi vedere riconosciuto un proprio diritto. Sono grato a Elena, a Romano e alle persone che li amavano per la fiducia che hanno avuto in me, negli altri disobbedienti civili, nella squadra giuridica dell'Associazione Luca Coscioni coordinata da Filomena Gallo. Insieme, siamo riusciti a porre fine alla condizione di tortura che Elena e Romano stavano subendo. Insieme, abbiamo ottenuto un precedente che prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinchè questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all'aiuto alla morte volontaria."

La GIP di Milano, dott.ssa Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l'aiuto prestato a Elena e Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. La GIP riconosce e applica il principio affermato dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 66 del 2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo e meramente tecnico-formale.

La non punibilità, prevista dalla sentenza 242/2019, secondo la GIP di Milano opera anche nei confronti di persone che, pur non essendo sottoposte a un trattamento salvavita in corso, avrebbero dovuto esserlo secondo valutazione medica, ma lo hanno rifiutato, esercitando un diritto costituzionalmente garantito, perché ritenuto inutile, sproporzionato, futile e contrario alla propria dignità. Il decreto di archiviazione recepisce così l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale: dalla sentenza 242/2019, alla 135/2024, fino alla 66/2025, che ha chiarito in modo definitivo come il riferimento al "trattamento di sostegno vitale" debba essere letto alla luce degli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, della legge 219/2017 sul consenso informato e sulle DAT e del diritto della persona malata di rifiutare qualsiasi trattamento.

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