CATEGORIE

Saigon, ritratto di una città stratificata e in perenne movimento

sabato 12 gennaio 2019
2' di lettura

Saigon (askanews) - A guardarla dall'alto, mentre si avvicina il tramonto, è bello immaginare che sia una sorta di città senza fine, "illimitata e periodica" come la Biblioteca di Babele di Jorges Luis Borges. Una metafora ottimista sul futuro delle città dei Paesi in via di sviluppo, che non nasconde le contraddizioni, ma prova a raccontarle in positivo. Siamo sulla Bitexo Tower a Saigon, nel cuore finanziario del Vietnam e sotto i nostri piedi si stendono le vite di 8 milioni e mezzo di persone, in uno dei Paesi più dinamici dell'Asia. Storica capitale del Paese durante la dominazione francese, poi simbolo folle e lisergico del Vietnam del Sud durante i lunghi anni della guerra con i Vietcong, che la conquistarono il 30 aprile del 1975, ponendo fine allo sporco conflitto, come lo denunciavamo noi in Occidente, Saigon oggi si chiama ufficialmente Ho Chi Minh City e, superate le ferite del Novecento, ci presenta ora il fascino della città coloniale classica, con gli ampi boulevard da Parigi tropicale e alcuni gioielli architettonici ottocenteschi, insieme al dinamismo di una città-tigre che cresce in verticale coni suoi grattacieli e alla tradizione orientale delle pagode dove si bruciano incensi e si appendono coni votivi. Il tutto, e forse questa è la cosa che più colpisce e che spiega molto dell'Estremo Oriente contemporaneo, in un continuo flusso di persone e soprattutto di motorini che, insieme al fiume, sono il vero e proprio sistema sanguigno della città: inesausta, colorata, imprevedibile. "Le città - ha scritto l'economista americano Edward Gleaser - sono prossimità, densità, vicinanza. E il loro successo dipende dall'esigenza di connessione fisica". A Saigon la teoria diventa pratica, attraverso una delle prove che i turisti - che nel 2017 sono stato oltre sei milioni - si trovano a dover affrontare da subito: attraversare la strada. Ma una volta scoperto il trucco, ossia buttarsi senza paura, neanche fossimo funamboli alla Philippe Petit, si entra nel meccanismo mentale della città e tutto, perfino l'inquietante Palazzo della Riunificazione, appare più fluido e armonico. Poi c'è la notte, che è il momento in cui il respiro della città cambia, i grattacieli si colorano e il serpentone di motorini diventa luce. La notte è anche il contesto più ambiguo, nel quale al viaggiatore può venire il dubbio, ballando in uno skybar alla moda, di essere altrove, di essere in una sorta di magnetico non luogo ispirato in qualche modo all'immaginario collettivo su Chicago. In realtà questo è l'errore più grosso e più comune che si può fare, perché se l'architettura è un riflesso delle condizioni primarie dell'esistenza di un edificio in un luogo, e questo luogo è Saigon, allora dobbiamo dimenticarci il Secolo americano (qui a maggior ragione, avrebbe detto il generale Westmoreland a nome di tutti i suoi marine) e respirare l'Asia, nelle sue tante forme che la globalizzazione finge di omologare, ma che in realtà restano uniche, problematiche, incontrollabili e naturalmente meravigliose. Come l'inestricabile mistero urbano che genera storie, amori, vite, umanità.

tag

Ti potrebbero interessare

Iraniani a New York: torneremo e ricostruiremo, molta strada da fare

New York, 3 mar. (askanews) - A Times Square fra bandiere e slogan, ragazze e ragazzi iraniani festeggiano la morte dell'ayatollah Khamenei, che ha guidato il Paese per oltre 30 anni, reprimendo ogni protesta contro il regime nel sangue.

"Sebbene abbiamo fatto un passo importante nella giusta direzione, grazie a Netanyahu e al presidente Trump, c'è ancora molta strada da fare e dobbiamo ancora realizzare la transizione giusta", dice un'iraniana, a tre giorni dall'inizio dell'attacco di Israele e Usa sull'Iran.

"Nel momento in cui (l'Iran) sarà libero, la maggior parte di noi da tutto il mondo tornerà indietro. Questo è stato il primo motivo per cui molti di noi hanno effettivamente lasciato il Paese, perché hanno rovinato la nostra economia, hanno oppresso le donne, hanno commesso ogni sorta di violenza contro persone innocenti, ed è per questo che siamo usciti da quel Paese. Ma torneremo, torneremo con orgoglio e ricostruiremo ciò che hanno rovinato", dice un'altra manifestante.

TMNews

Cina chiede di fermare escalation: garantire sicurezza Stretto Hormuz

Pechino, 3 mar. (askanews) - La Cina sollecita tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari, evitare un'ulteriore escalation e garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre il prezzo del petrolio non arresta la sua crescita e le Borse europee registrano un altro avvio pesante con l'intensificarsi della guerra in Medio Oriente.

"La sicurezza energetica è molto importante per l'economia mondiale e tutte le parti hanno la responsabilità di garantire un flusso stabile e regolare dell'approvvigionamento energetico", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, nel corso del briefing quotidiano con la stampa.

"La Cina esorta tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari - ha proseguito - a evitare un'ulteriore escalation delle tensioni, a mantenere la sicurezza delle rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz e a evitare ripercussioni più gravi sull'economia mondiale".

TMNews

Fuga dall'Iran, gli afgani usciti dal Paese: è il caos

Teheran, 3 mar. (askanews) - In fuga dall'Iran, a tre giorni dall'inizio dell'attacco di Usa e Israele. Al confine con l'Afghanistan si affollano sempre più persone che scappano dai missili, raccontando il caos.

"La situazione, che ho visto con i miei occhi, è paragonabile a una guerra. Giorno e notte, entrambe le parti lanciano missili", dice un afgano. "La situazione era diventata molto grave, soprattutto intorno alle stazioni di servizio, dove il traffico era intenso. La maggior parte delle persone si dirige verso centri più piccoli perché la situazione nelle grandi città è pessima", racconta un altro.

TMNews

L'ambasciata Usa a Riyad in Arabia Saudita colpita da droni Iran

Riyad, 3 mar. (askanews) - Le immagini mostrano l'ambasciata statunitense a Riyad, in Arabia Saudita, dopo un attacco di due droni iraniani ha provocato un piccolo incendio. L'ambasciata statunitense a Riad ha dichiarato che rimarrà chiusa, il personale è stato allontanato anche dalle ambasciate Usa in Iraq, Giordania e Barhein.

TMNews