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Hong Kong, "queste elezioni un giorno triste per la democrazia"

sabato 17 marzo 2018
2' di lettura

Hong Kong, (askanews) - Il movimento pro-democrazia di Hong-Kong ha sofferto una sostanziale sconfitta nell'elezione per il rinnovo parziale del parlamento della città semiautonoma: i candidati democratici sono riusciti a riconquistare solo due seggi sui quattro che detenevano e che erano in palio nella consultazione, perdendone uno per appena l'1% dei voti. Willy Lam, analista politico alla Chinese University of Hong Kong: "È stata una giornata triste non solo per i partiti pro-democrazia, ma per la democrazia a Hong Kong in generale. Abbiamo visto un record negativo di partecipazione e due candidati democratici hanno vinto solo per margini esigui. Simbolicamente questo mostra che più persone a Hong Kong si sono rassegnate al destino, che il loro futuro sia dettato a Pechino." Malgrado tutto, il movimento pro-democrazia nell'ex colonia britannica mantiene 26 seggi su 70 nel parlamento, il che gli consente ancora di bloccare decisioni fondamentali per le quali è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti. Ma, anche a causa della "guerra legale" mossa al movimento democratico dal governo comunista di Pechino, che ha squalificato diversi candidati democratici per aver inserito parole di protesta nei loro giuramenti istituzionali, il fronte pro-democrazia non è più in grado di esercitare un diritto di veto sulle normali decisioni a maggioranza. "Questo è uno sviluppo abbastanza nefasto per la politica a Hong-Kong. Pechino ovviamente era molto contenta dei risultati e c'è una possibilità che la leadership di Xi Jinping schiacci ancora di più Hong Kong, restringendo la libertà d'espressione, di riunione e, sicuramente, la possibilità di elezioni democratiche a Hong Kong". Di fatto il governo cinese già oggi influenza pesantemente la vita politica di Hong Kong attraverso un sistema elettorale "truccato": solo la metà dei seggi del parlamento sono eletti a suffragio popolare, mentre l'altra metà sono espressione di grandi imprese e gruppi d'interesse corporativi molto più inclini a sostenere il governo centrale di Pechino.

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Germania esclude la "partecipazione militare nello Stretto di Hormuz"

Roma, 16 mar. (askanews) - Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato che la Germania "non parteciperà militarmente" nello Stretto di Hormuz, dopo l'appello lanciato dal presidente americano Donald Trump ai Paesi della Nato a contribuire a garantire un passaggio sicuro alle navi nella via di mare strategica che l'Iran ha chiuso al traffico Usa e ai suoi alleati.

"Una cosa è certa, posso dirlo per la Germania. Siamo pronti a garantire diplomaticamente il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, non ci sarà alcuna partecipazione militare", ha affermato Pistorius in conferenza stampa congiunta con l'omologo lettone Andris Spruds a Berlino.

"Non abbiamo iniziato noi questa guerra. Condivido, noi tutti condividiamo l'obiettivo di mettere fine a questo regime dei mullah. La questione di come ciò verrà realizzato è oggetto di dibattito. Gli americani, con gli israeliani, hanno scelto questa strada. Noi abbiamo solo fatto delle critiche molto moderate", ha aggiunto.

"Cosa si aspetta Donald Trump che una manciata o due di fregate europee possano realizzare nello Stretto di Hormuz che la potente Marina americana non possa fare da sola? Questa è la domanda che mi pongo", ha concluso.

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Hormuz, Starmer: piano con gli alleati per riaprire lo Stretto

Londra, 16 mar. (askanews) - Mentre Donald Trump aumenta la pressione sugli alleati perché contribuiscano alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas, il premier britannico Keir Starmer afferma che Londra sta lavorando con partner europei e internazionali a un piano collettivo "praticabile" per ristabilire la libertà di navigazione e limitare le ricadute economiche della crisi.

"Alla fine dobbiamo riaprire lo Stretto di Hormuz per garantire stabilità al mercato - afferma Starmer -. Non è un compito semplice. Per questo stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi i partner europei, per mettere a punto un piano collettivo praticabile. Un piano che possa ripristinare la libertà di navigazione nella regione il più rapidamente possibile e attenuare gli effetti economici".

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Due Oscar a KPop Demon Hunters. La regista: bisogna credere nei sogni

Roma, 16 mar. (askanews) - Kpop Demon Hunters continua a fare incetta di premi: alla 98esima edizione degli Oscar ha vinto come Miglior Film d'Animazione e Miglior Canzone Originale con "Golden", conquistando entrambe le statuette per le quali era candidato. In occasione dell'evento, inoltre, Audrey Nuna e Rei Ami, le voci delle protagoniste, le Huntr/x, sono salite sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per una speciale esibizione.

Un trionfo per il film d'animazione Netflix, già diventato il titolo più visto nella storia della piattaforma, vincitore già di due Golden Globes nelle categorie Best Motion Picture - Animated e Best Original Song, premi ottenuti anche ai Critics Choice Awards. Inoltre, "Golden" ha vinto anche un

Grammy Award: è la prima volta che un brano Kpop si aggiudica il premio internazionale per eccellenza nell'industria musicale.

Emozione sul red carpet per Maggie Kang, co-regista del film, in cui nella battaglia tra bene e male a suon di musica, c'è la mitologia tradizionale coreana.

"Non abbiamo parole. È semplicemente incredibile... è stato semplicemente un viaggio incredibile.

E la produttrice Michelle LM Wong ha aggiunto: "Questo evento rappresenta l'apice di tutto ciò per cui abbiamo lavorato, quindi siamo davvero felici di essere qui". "Siamo orgogliose". "È difficile dedicare così tanti anni della propria vita, per me sono sette anni, a lavorare su qualcosa che non si crede possa avere un impatto enorme, e penso che abbiamo lavorato davvero duramente per garantirlo. Ci credevamo davvero, è difficile, ma sai, devi crederci. Se non puoi, se non ci credi, nessun altro lo farà" ha raccontato ancora la regista.

E parlando del successo incredibile per un film sudcoreano: "Penso che il pubblico sia semplicemente pronto per qualcosa di diverso e pronto per nuovi punti di vista, una nuova voce. Era la prima volta che presentavamo un cast coreano completo e la cultura coreana in un film d'animazione, e penso che le persone siano semplicemente pronte a vedere qualcosa di totalmente diverso, qualcosa che non hanno ma visto... ".

"Tutti hanno dei demoni e tutti hanno delle sfide da affrontare, quindi questo film parla davvero a tutti nel mondo" ha chiuso la produttrice.

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Tajani: sì a rafforzare Aspides, complicato cambiare mandato missione

Roma, 16 mar. (askanews) - L'Italia è "favorevole" al rafforzamento della missione Aspides che opera nel Mar Rosso ma ritiene "complesso" cambiare il mandato, per allargare l'intervento nello Stretto di Hormuz.

Lo ha detto a Bruxelles il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rispondendo, a margine del Consiglio Esteri dell'Ue, a una domanda sulla posizione italiana dopo che il presidente Usa Donald Trump ha chiesto agli alleati di contribuire a garantire l'apertura dello Stretto di Hormuz.

"Noi siamo parte dell'Unione Europea, siamo alla guida della missione Aspides, che credo debba essere rinforzata per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso e a Suez, continueremo a lavorare in quella direzione, ripeto, disposti anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta, però non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo Stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno compito una antipirateria e l'altro difensivo, quindi sono missioni diverse e ritengo che sia giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo, la libera circolazione e per quanto riguarda Hormuz credo che debba prevalere la linea della diplomazia, si debba fare uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz che interessa non soltanto i paesi occidentali ma interessa tutto il mondo, Cina compresa". "Io credo che debbano essere rinforzati la missione all'interno del Mar Rosso, cambiare la missione mi pare complicato" ha aggiunto Tajani.

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