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Negri (Asi), Bepi Colombo pronta. Tra 7 anni arriverà a Mercurio

domenica 7 ottobre 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Ci siamo quasi. Bepi Colombo, la missione congiunta Esa-Jaxa che ha come destinazione Mercurio, è pronta per affrontare lo spazio. Il lancio dalla base di Kourou nella Guyana francese è programmato per le 3.45 (ora italiana) del prossimo 20 ottobre. Una missione - la prima europea verso Mercurio - che presenta molte sfide come spiega Barbara Negri, responsabile dell'Unità Esplorazione e Osservazione dell'Universo dell'Agenzia spaziale italiana "È una missione che ha come target la conoscenza approfondita di Mercurio, un pianeta poco esplorato perché ha avuto solo due missioni precedenti: il Mariner 10 americano e la seconda sonda, sempre americana, Messenger. Mercurio è di grandissimo interesse perché è il pianeta più interno del nostro Sistema solare, il più piccolo e ha delle peculiarità. Questa missione, proprio per le ragioni scientifiche e anche tecnologiche - perché ci vuole una tecnologia molto avanzata per andare in un ambiente molto ostile come quello di Mercurio - ha visto l'interesse non solo dell'Agenzia spaziale europea ma anche della Jaxa, l'agenzia spaziale giapponese. Nel 2000 - spiega Barbara Negri - si è pensato di fare una missione congiunta nel vero senso della parola: due sonde, una di Esa e una di Jaxa, connesse con una sorta di modulo di trasferimento che permetteva alla due sonde di fare il viaggio fino a Mercurio, poi di separarsi e con i due orbiter fare il tipo di scienza richiesta". "Con questo profilo di missione - precisa - ci vorranno 7 anni per arrivare a Mercurio: parte nel 2018 ed entra nell'orbita del pianeta nel dicembre 2025. Dovrà stare in orbita un anno e, se tutto andrà bene, se gli strumenti sopravviveranno, ci sarà un'estensione di un anno. Per entrare nell'orbita e far lavorare i due orbiter, la dinamica di volo è molto complessa. Farà prima un flyby intorno alla Terra, poi lo farà intorno a Venere e ne farà 6 attorno a Mercurio prima di raggiungere l'orbitale finale". In Italia chi ha lavorato alla missione Bepi Colombo? "Abbiamo avuto un team scientifico di primo ordine sia dall'Inaf che dalle università, in particolare la Sapienza di Roma. E poi - aggiunge - l'industria che ha realizzato gli strumenti sul design e i prototipi degli istituti scientifici. Ha partecipato tutta la grande industria italiana, Thales, Leonardo e anche Pmi. Veramente un pool strategico di conoscenze scientifiche e industriali guidate dall'Asi. "Il contributo italiano - prosegue Barbara Negri - fa parte della sonda Esa che ha bordo 11 strumenti. Noi ne abbiamo 4, un numero altissimo. Sono camere spettroscopiche, camere ottiche, un esperimento di radioscienza, un accelerometro e un rivelatore per atomi neutri. Questo pacchetto è fondamentale perché non solo ognuno di questi strumenti farà la sua scienza ma si potrà fare una scienza integrata. E sono tante le cose su cui si potrà indirizzare l'attenzione scientifica, per esempio i poli di Mercurio e la craterizzazione". Visto che siamo ormai vicini alla partenza, è tutto a posto? "Tutto quello che poteva accadere di difficile è già accaduto. La missione - osserva Barbara Negri - è in forte ritardo rispetto al suo percorso: pensata nel 2000 viaggia 18 anni dopo. Questo perché si tratta di una missione veramente complessa dal punto di vista tecnologico. Mercurio ha condizioni ambientali le più estreme: va da temperature altissime intorno a 450° C a temperature freddissime intorno a meno 180-200° C. Quindi la strumentazione deve sopravvivere a una scala di temperature così vasta. Non solo. L'altra sonda, quella giapponese, analizzerà il campo magnetico di Mercurio che può creare dei disturbi sulla strumentazione. Tutto questo - conclude - ha fatto la differenza e ha messo l'Esa in condizione di rivedere più volte il design dello spacecraft".

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