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Gipi legge a Ferrara i nomi di 34mila migranti morti nel viaggio

domenica 7 ottobre 2018
2' di lettura

Ferrara (askanews) - Il primo è Kimpua Nsimba, un giovane di 24 anni dello Zaire, trovato impiccato in un centro di detenzione 5 giorni dopo l'arrivo in Gran Bretagna. Poi Wasantha di Barrova morto vicino a Vienna assieme ad altri connazionali dello Sri Lanka, che viaggiavano nascosti nel vano di un bus. E ancora migliaia di bambini uccisi dalle onde del mare assieme ai genitori e ai fratellini. Dall'Africa, dalla Macedonia, dalla Syria, dal Perù e scappati da ogni parte del mondo hanno tentato di raggiungere l'Europa. Ma non ce l'hanno fatta. Dal 1993 ad oggi la ong United for intercultural action ne ha contati 34.361. Il disegnatore Gipi ha deciso di pronunciarli uno per uno, dalla piazza di Internazionale a Ferrara. "Un giorno ho pensato che sarebbe stata una cosa forse giusta - ha spiegato Gipi ad askanews -. Mi tocca sempre quando fanno la lettura dei morti dell'11 settembre, non so perché anche perché non sono neanche mai stato in America. Però mi fa impressione che quella lista diventa 'tempo' e mi sono detto che forse far diventare 'tempo' questa lista, anche se è una lista parziale, che ogni giorno si allunga, sarebbe stata una cosa buona. Per me, intendo; per capire meglio che cosa sta succedendo qui intorno e in Europa". La lista si basa soprattutto sulle notizie riportate dai mezzi di informazione, che pubblicano solo le notizie per cui ritengono ci sia un certo interesse. Il numero complessivo di morti dovrebbe essere preso con cautela. Tanti giovani, tante donne, tanti bambini, tanti "N.N." di cui non si conosce il nome, la nazionalità e la causa di morte. "Per i morti questa cosa non ha valore; come si dice a casa mia i morti hanno smesso di patire - ha proseguito Gipi -. Le cose non si fanno per i morti, ma per i vivi. Forse c'è un amico, un parente, un fratello, una sorella che avrebbe piacere sapere che il nome della parente che ha perso viene ricordato. Non mi sembra di fare una cosa strana, mi sembra una cosa normale. E' una cosa pazza perché cercherò di arrivare più avanti possibile anche se non so se ce la farò. Però mi sembra normale, per quelli che sono rimasti o per quelli che arriveranno. Non riesco a fare differenza tra le persone, tra mio padre morto nel 2005 e qualcun altro morto in mare; c'è differenza per me a livello affettivo, ma sono sempre bipedi".

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