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Arriva il black friday e i commercianti diventano "stalker"

sabato 24 novembre 2018
1' di lettura

Milano (askanews) - Impazza la febbre da black friday, schiere di compratori folli sono pronte a prendere d'assalto negozi e centri commerciali alla ricerca del super-affare. Un'occasione per i forzati delle compere ma anche per commercianti e uffici marketing - in particolare quelli di grandi marchi e catene commerciali - che tra mail, whatsapp, telefonate e messaggini si trasformano in veri e propri "shopping stalker". I consumatori vengono letteralmente invitati "ad personam" a fare acquisti con sconti di "oltre il 50%" "su un'ampia selezione di marchi" e "sulle offerte da tenere d'occhio", dagli orecchini alle automobili, passando per cellulari, computer e l'immancabile abbigliamento. Codacons e Confesercenti stimano che il Black Friday nel 2018 in Italia genererà un giro d'affari tra 1,3 e 1,6 miliardi di euro e a crescere è proprio l'appeal dei negozi reali rispetto all'e-commerce: passa infatti dal 39 al 45% la quota di consumatori che prevede di fare acquisti nei circa 180mila punti vendita fisici che aderiscono al venerdì nero. Tant'è vero che la stessa Amazon, per l'occasione, è passata dal virtuale al reale aprendo a Milano il suo primo pop-up store temporaneo. Nato negli Stati Uniti come giorno che dà inizio alla stagione degli acquisti natalizi, il Black Friday (letteralmente "venerdì nero") in America è il giorno successivo a quello del ringraziamento ed è importante come indicatore della predisposizione agli acquisti e della capacità di spesa dei consumatori.

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Medio Oriente, ASTOI: a turismo danni importanti, ma ancora da capire

Milano, 11 mar. (askanews) - "Ho sentito dare moltissimi numeri ultimamente su questa crisi. Io credo che siano numeri molto avventati, quelli che ho visto girare su alcuni giornali: è molto presto per stimare gli effetti di questa crisi, sicuramente saranno importanti, ma è inutile in questo momento dare delle cifre campate in aria che non hanno niente a che fare con la realtà". Lo ha detto ad askanews il presidente di ASTOI - Confindustria Viaggi Pier Ezhaya, commentando i possibili danni per il comparto del turismo in seguito alla guerra in Medio Oriente.

"Attendiamo innanzitutto che questo conflitto rientri e poi faremo i conti dei danni che sicuramente sono importanti ma in questo momento non ha senso dare valorizzazioni economiche a una crisi che deve essere ancora misurata per bene", ha aggiunto.

"Non vedo uno scenario tipo pandemia - ha detto ancora Ezhaya - è vero anche che abbiamo già inviato una lettera come ASTOI sia alla presidente del Consiglio, sia al ministro dell'Economia e delle Finanze, sia al ministro del Turismo ovviamente, dicendo che l'Unione Europea ha già dato disponibilità di valutare, soprattutto per questi costi che abbiamo dovuto sostenere, che sono enormi per il rimpatrio dei passeggeri. Però se vogliamo essere credibili e seri aspettiamo di avere evidenza dei danni e poi dopo è giusto che si chiedano gli aiuti alle istituzioni".

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Milano, 11 mar. (askanews) - Secondo una inchiesta preliminare in corso, gli Stati Uniti sono i responsabili dell'attacco alla scuola elementare in Iran che ha provocato 175 vittime, per la maggior parte bambine, smentendo il presidente Trump che aveva accusato Teheran della strage. Lo rivela in anteprima il New York Times che scrive "Colpire una scuola piena di bambini sarà sicuramente ricordato come uno degli errori militari più devastanti degli ultimi decenni", prima di spiegare nei dettagli come è avvenuto.

Citando funzionari statunitensi e altre fonti a conoscenza dei risultati preliminari, il giornale spiega che per colpa di dati obsoleti in possesso dell'esercito Usa ci sarebbe stato un errore di puntamento: l'obiettivo era una base militare lì vicino di cui l'edificio in cui sorgeva la scuola (la Shajarah Tayyebeh elementary school) faceva parte precedentemente.

"È stato l'Iran" aveva detto invece Trump l'8 marzo, rispondendo a una domanda dei giornalisti, spalleggiato dal segretario della Difesa Pete Hegseth, che, annunciando al suo fianco l'indagine, comunque sottolineava "l'unico che colpisce obiettivi civili è l'Iran".

Il primo commento ufficiale della Casa Bianca arriva dalla portavoce Karoline Leavitt "Come riconosce il New York Times nel proprio reportage, l'indagine è ancora in corso", dice. Gli stessi intervistati dal giornale americano confermano che restano ancora molte domande senza risposta: dal perché venivano usati dati vecchi a come sia possibile che non siano stati verificati prima di dare il via all'attacco.

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Chiuso il caso contro il rapper O'Hanna, sventolò bandiera Hezbollah

Belfast, 11 mar. (askanews) - Per l'avvocato del gruppo punk-rap nordirlandese Kneecap è terminata quella che non ha esitato a definire una "caccia alle streghe" contro il cantante Liam O'Hanna (in gaelico: Liam Og O Hannaidh), nome d'arte Mo Chara, dopo che i procuratori britannici hanno perso il ricorso in appello presso l'Alta Corte con cui volevano ribaltare la decisione di un giudice che a settembre 2025 aveva archiviato le accuse di terrorismo nei confronti del rapper, attore e attivista nato a Belfast 28 anni fa.

L'avvocato dei Kneecap, Darragh Mackin: "Quando questa storia verrà raccontata, Kneecap sarà dalla parte giusta della storia. Questo processo è stato giuridicamente ridicolo. È stata una caccia alle streghe. Una caccia alle streghe iniziata a Coachella, sviluppatasi a Westminster, ma che termina oggi a West Belfast".

Due giudici dell'Alta Corte di Londra hanno respinto mercoledì il ricorso e confermato l'abbandono del procedimento, in una sentenza di 13 pagine, scrive Afp. O'Hanna, incriminato lo scorso anno per aver sventolato durante un concerto a Londra una bandiera del gruppo militante libanese Hezbollah - considerato un gruppo terroristico dal Regno Unito - ha definito il processo "patetico".

"La vostra stessa Alta Corte ha emesso una sentenza contro di voi. La cosa patetica di tutto questo processo è che cercate falsamente di etichettarmi come terrorista, quando sono i ministri del governo britannico ad armare e sostenere un genocidio a Gaza, la distruzione del Libano e l'insensato massacro di studenti in Iran. Liberate la Palestina, liberate le sei comunità, "verrà il nostro giorno" ("tiocfaidh ar la"), ha concluso, citando la celebre frase in gaelico degli indipendentisti repubblicani nordirlandesi.

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Iran, Mauro (Ex Ministro Difesa): riarmo europeo sta accelerando

Roma, 11 mar. (askanews) - "Sei Paesi europei - tra cui Svezia e Finlandia, ormai usciti dalla tradizione di neutralità, insieme ai tre Paesi baltici e alla Polonia - hanno deciso di uscire dalla Convenzione di Ottawa che disciplina l'utilizzo delle mine antiuomo . Lo ha detto Mario Mauro, già ministro della Difesa, intervenendo in collegamento a Largo Chigi, format di Urania News. La Danimarca ha inoltre approvato un disegno di legge che introduce la coscrizione militare obbligatoria anche per le donne. Una misura che nel contesto italiano sarebbe difficilmente immaginabile, ma che nei Paesi scandinavi viene considerata coerente con una nuova impostazione della sicurezza europea e con il rafforzamento del rapporto di difesa con il Regno Unito". Secondo Mauro, questi segnali indicano un cambiamento strutturale nella postura strategica del continente: "L'Europa è costretta a superare una lunga fase di immaturità sul piano della sicurezza. Le istituzioni dell'Unione non dispongono ancora degli strumenti necessari per costruire un vero sistema europeo di difesa, ma il processo di rafforzamento militare è già in corso. Il riarmo tedesco procede molto rapidamente e anche l'Italia è coinvolta in programmi strategici, come quelli sulla missilistica a lungo raggio. È probabile che l'approccio geopolitico delle prossime generazioni sarà diverso da quello che abbiamo conosciuto finora: passeremo da una geopolitica centrata esclusivamente sulla pace a una visione più realistica della sicurezza internazionale. In questo scenario serve anche un protagonismo italiano", ha concluso.

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