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Audioguide e più storia, la Casa Museo di Anna Frank si rinnova

sabato 24 novembre 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Il museo di Anna Frank si rinnova per adattarsi alle nuove generazioni che visitano in massa la casa della ragazzina ebrea deportata con tutta la famiglia nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale. Il direttore Roland Leopold: "L'interesse per la guerra e la storia di Anna Frank sta aumentando, ma la conoscenza della sua storia è inferiore in confronto a 10 o 15 anni fa. Cosa significa questo? Che è necessario contestualizzare e fornire più background sulla storia di Anna". Dopo due anni di lavoro il museo di Amsterdam ha presentato al pubblico il suo nuovo look, destinato a rispondere alle domande di un pubblico giovane, non sempre preparato sui fatti della Seconda guerra mondiale. Da una porta nascosta dietro una falsa libreria, il visitatore può entrare nelle piccolissime stanze dove Anna visse tra il 1942 e il 1944 con il padre Otto, la madre Edith, la sorella Margot e altre quattro persone. Garance Reus-Deelder, direttrice amministrativa della casa museo: "Più contesto storico, in particolare con le audioguide, ma anche oggetti e illustrazioni, che risalgono al 1933, per mostrare ai nostri visitatori un contesto più ampio, del perché la famiglia Frank era nascosta qui, cosa stava accadendo e perché così tante persone morivano". "Il museo è sempre stato vuoto, era questo il desiderio di Otto Frank (padre di Anna), che le stanze nella dépendance segreta restassero vuote. Noi abbiamo aggiunto, con molta attenzione, foto, oggetti, video, ma non le abbiamo riempite troppo". Ogni anno 1,2 milioni di persone visitano la Casa di Anna Frank, la metà di loro ha meno di 30 anni. "Vogliamo davvero incoraggiare le nuove generazioni a venire a visitare la Casa di Anna Frank, perché uno dei nostri obiettivi educativi è di insegnare ai giovani, ispirarli ad assumersi le loro responsabilità a favore di una società aperta e democratica". Arrestata dalla Gestapo, la 15enne morì di tifo all'inizio del 1945, a meno di un anno dalla sua cattura e poco prima della fine della guerra, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. L'unico a sopravvivere della famiglia fu il padre Otto.

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