CATEGORIE

De Ponte (Actionaid): il dl sicurezza crea 130mila invisibili

giovedì 20 dicembre 2018
3' di lettura

Roma, 17 dic. (askanews) - Il decreto sicurezza rischia di creare un esercito di 130.000 invisibili nelle nostre comunità. Lo sottolinea il segretario generale di Actionaid, Marco De Ponte che parla anche del clima intorno alle Ong e del global compact, giudicando "poco costruttivo" non essersi seduti al tavolo. Sul decreto sicurezza, dice, "la realtà dei fatti è che bisognerà vedere quale sarà l'impatto. Sicuramente se le risorse saranno meno almeno sulla carta se sarà confermato dalla legge finanziaria, si dovrà puntare meno sull accoglienza e sembrerebbe almeno che invece si vada alla rincorsa di una situazione emergenziale. Si smantelleranno quelli che sono stati i sistemi centrati attorno agli Sprar per i quali, soprattutto in maniera diffusa e in piccole comunità, i migranti potevano essere integrati. Cambia l'obiettivo e l'obiettivo principale sembrerebbe diventare quello di contenere i flussi prima e poi procedere ad un rimpatrio o ad un espulsione. Questa cosa sappiamo già che nella pratica non sarà possibile, almeno nei termini e nei tempi con i quali viene propagandata. Quindi la preoccupazione principale è che poi ci siano circa 130.000 persone in Italia che non avendo più il permesso di soggiorno umanitario saranno degli invisibili: persone che non potranno andare a farsi curare, non potranno lavorare ma che comunque rimarranno nelle nostre comunità con tutti i problemi del caso". "Actionaid non ha mai lavorato in mare ma è vero che il clima di restringimento dello spazio politico attorno alle organizzazioni civiche è un fenomeno che riguarda tanti paesi nel mondo" rileva De Ponte "In Italia negli ultimi due anni dipingere queste organizzazioni come se fossero il problema e non come un concorso alla soluzione del problema ha avuto un impatto incredibile del quale forse neanche le leadership politiche si sono rese conto. Sono diminuite le donazioni medie, è aumentato lo scetticismo, anche per organizzazioni che in realtà non hanno niente a che fare con la prima accoglienza e neanche con l'integrazione successiva. Sono diminuite le donazioni anche ad organizzazioni che sono dedite alla ricerca sul cancro, per dire, piuttosto che altre organizzazioni mediche. Per dire che quando si alimenta un clima di sfiducia poi si fa di tutta l erba un fascio". De Ponte parla anche della dichiarazione dei diritti dell'uomo di cui in questi giorni si celebra il settantesimo anniversario: "Anche le Nazioni Unite sotto i cui auspici la dichiarazione è stata siglata 70 anni fa, hanno accusato l'Italia di essere in una fase regressiva in termini di tutela dei diritti umani. Quello che attrae l'attenzione è il modo con cui per esempio con la questione migranti si è messa in prima linea la questione del contenimento dei flussi e non le persone che sono portatrici di diritti. Però è anche vero che sono state fatte critiche alla libertà di stampa, sono state fatte critiche alla libertà di associazione. Insomma diciamo che forse il clima è difficile da commentare in maniera positiva". Infine un giudizio sull'atteggiamento del governo nelle trattative sul Global Compact: "Abbiamo richiamato il governo al fatto che lasciare un tavolo ancora prima di aver concluso le discussioni sembra poco costruttivo. Il governo ha lasciato decidere la posizione dell'Italia al dibattito parlamentare ma intanto gli altri stati si sono incontrati e hanno stabilito questi principi generali. Noi riteniamo che non sia tanto la questione se il global compact abbia tanti punti che possano essere criticati. Però l'Italia ha bisogno di sedersi ad un tavolo e parlare con i propri partner, non solo nel mediterraneo ma nel mondo, perché se dici non parlo con nessuno, nessuno vuole parlare con te e quindi il multilateralismo è sempre la soluzione. Bisogna saper stare al tavolo da grandi".

tag

Ti potrebbero interessare

Voltaggio (Eni): TEF piattaforma unica per creare filiere

Roma, 25 mag. - Durante le giornate del TEF - Taranto Eco Forum 2026, Eni, main partner dell'edizione, è intervenuta nel confronto dedicato agli ecosistemi di open innovation e al ruolo delle startup nei processi di transizione energetica, digitale e ambientale. A margine della sessione, Mattia Voltaggio, Head of Joule - Eni School for Entrepreneurship, ha sottolineato:

"Il TEF - Taranto Eco Forum è una piattaforma di dialogo unica, perché mette insieme tutti gli attori del territorio necessari per creare filiere di innovazione. Siamo convinti che il potenziale delle startup innovative, capaci di unire le competenze delle due transizioni, le competenze digitali e la conoscenza del mondo energetico, delle molecole, dell'aria, dell'acqua e della bioeconomia, possa produrre valore non solo per Eni, ma anche per l'indotto e per le piccole e medie imprese del territorio. Per fare questo serve un terreno di discussione e il TEF, ormai da diversi anni, è davvero il luogo in cui si possono costruire dialoghi, sinergie e nuove opportunità".

TMNews

Flotilla, due italiani fermati in Libia: processati come clandestini

Roma, 25 mag. (askanews) - Si sono persi domenica (24 maggio alle 15.22) pomeriggio i contatti con Domenico Centrione e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani del convoglio via terra della Global Sumud Flotilla (GSF), fermati a Sirte da miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar. Su Instagram di Centrione un ultimo video in cui si sentono le sirene.

Secondo fonti informate, i due connazionali sono stati trasferiti a Bengasi, in attesa di processo mentre vengono trattati come potenziali clandestini. Sono 10 in tutti i volontari del "Land Convoy" fermati (sono cittadini di Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay e Tunisia), mentre tentavano di avanzare la loro posizione per negoziare con le autorità libiche.

A margine di un evento all'Istituto Treccani, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato: "Stiamo seguendo la vicenda, dovrebbe esserci oggi l'udienza davanti al giudice, io mi auguro che li possano espellere il prima possibile, quindi per tornare a casa. "Speriamo che si possa risolvere in modo positivo la questione", ha aggiunto Tajani. "Stiamo avendo un'interlocuzione anche con Bengasi (dove i due attivisti sarebbero stati portati, Ndr) e dovrebbero andare stamani davanti al giudice, quindi il giudice dovrebbe, mi auguro, decidere di farli ritornare in Italia. Se li espellono meglio così, stiamo lavorando, la situazione libica non è semplice", ha spiegato il ministro.

TMNews

Flotilla, Tajani: "Cresce consenso in Ue per sanzioni a Ben Gvir"

Roma, 25 mag. (askanews) - "Mi pare che la risposta sia nel discorso del presidente" israeliano "Herzog su quello che accade nel suo Paese, la condanna unanime, la presa di distanza molto dura del ministro degli Esteri" israeliano Gideon Saar, "la presa di distanza anche di Netanyahu". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, in un punto stampa a margine dell'iniziativa "Italia-Africa: culture in gioco" per la Giornata dell'Africa 2026, a una domanda se siano arrivate reazioni di Israele dopo la dura presa di posizione dell'Italia in merito al video diffuso dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir, che riportava le umiliazioni a cui sono stati sottoposti gli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali dalle forze di sicurezza israeliane e portati in Israele.

"Mi pare che stia crescendo il consenso in Ue sulla nostra proposta di infliggere sanzioni a Ben Gvir per quello che ha fatto in occasione dell'arresto di un gruppo di militanti della Flottiglia, quindi la richiesta è finalizzata a quello, poi del resto ne parleremo, la nostra richiesta è finalizzata a quanto è accaduto" che è "inaccettabile, vergognoso, indegno nei confronti di queste persone", ha aggiunto. "Sapete come la penso io politicamente, non sono vicino politicamente ai militanti della Flotilla, ma sono cittadini italiani che devono essere rispettati", ha ribadito Tajani.

TMNews

Hormuz, Tajani: voto in Parlamento? Vediamo, missione non di guerra

Roma, 25 mag. (askanews) - "Vediamo, si andrà in parlamento quando ci sarà la reale possibilità di farlo. Con il ministro Crosetto abbiamo già informato le Commissioni congiunte di Camera e Senato Esteri e Difesa, aspettiamo di vedere quando sarà operativo" un eventuale accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti i e Iran, "perché noi intendiamo partecipare a missioni non di guerra, assolutamente, sotto la bandiera delle Nazioni Unite, la bandiera dell'Unione Europea o la bandiera di un accordo internazionale che raccolga molti paesi, un po' sul modello 'Volenterosi'". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, in un punto stampa a a margine dell'iniziativa "Italia-Africa: culture in gioco" in occasione della Giornata dell'Africa 2026, a una domanda sul voto in Parlamento per autorizzare una eventuale missione italiana per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz.

"Vediamo come evolve la situazione, bisogna vedere quali saranno i termini dell'accordo e quando si riaprirà Hormuz una volta raggiunta la tregua, una volta stabilizzata siamo pronti a partecipare", ha spiegato Tajani.

TMNews