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Putin avverte l'occidente: il mondo rischia una guerra nucleare

giovedì 20 dicembre 2018
2' di lettura

Mosca (askanews) - "Il mondo rischia una guerra nucleare e la fine della civiltà". Non è andato troppo per il sottile il presidente russo Vladimir Putin parlando a Mosca in occasione della tradizionale conferenza stampa sui risultati dell'anno. "L'uso di armi nucleari a bassa potenza, per uso tattico - ha detto - denuncia un abbassamento della soglia di attenzione verso il pericolo di una catastrofe atomica, che potrebbe portare alla morte di tutta la civiltà e forse alla fine del pianeta". "È molto difficile - ha poi aggiunto - prevedere cosa accadrà con il tramonto del trattato sui missili a medio e corto raggio certo, se i missili compariranno in Europa, la Russia saprà difendersi". L'evento si è svolto presso l'International Trade Center di Mosca. La prima conferenza da quando Putin è entrato in carica per il nuovo mandato a maggio e la 14esima dal 2001, anno in cui ha tenuto la prima. Il segretario stampa presidenziale Dmitrij Peskov ha dichiarato che per il 2018 è stato accreditato alla conferenza stampa di Putin il numero record di 1.702 giornalisti. Putin inoltre ha tracciato un bilancio positivo dei primi 10 mesi del 2018 con il Pil russo cresciuto dell'1,7% e ha lodato l'operato del premier Medvedev, invitando il Paese a fare, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, quel balzo in avanti che serve per diventare la quinta potenza economica mondiale. Nel suo discorso ha toccato anche diversi aspetti di politica estera, dalle elezioni americane alla Brexit, fino al ritiro degli Stati Uniti dalla Siria. "È una cosa giusta - ha detto - non vediamo ancora segnali del ritiro delle truppe americane, ma ammettiamo che questo è possibile, soprattutto dal momento che stiamo percorrendo la via di una soluzione politica, la presenza delle forze statunitensi non è più necessaria".

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Istanbul, 25 mag. (askanews) - È caos in Turchia dopo che la polizia ha fatto irruzione negli uffici del principale partito di opposizione del Paese, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), lanciando proiettili di gomma e gas lacrimogeni, pochi giorni dopo che un tribunale ha annullato il congresso del partito, in cui Ozgur Ozel era stato scelto come leader.

In tanti si sono riversati in strada per protestare contro quello che, hanno denunciato, è solo l'ultimo episodio di una repressione da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti dei suoi rivali politici in vista delle prossime elezioni. "Lui (Erdogan) ha ordinato che la sede del nostro partito venisse perquisita dalla polizia, ha sparato gas, ci ha picchiato con i manganelli, ha devastato il partito e ci ha buttato in strada. Solo per sbarazzarsi di noi e consegnare il partito a un avversario che pensa di poter sconfiggere facilmente" ha detto Ozel. "Il mondo deve saperlo. Erdogan ha perso ogni ragione. Proprio come ha fatto gettare in prigione il candidato presidenziale che avrebbe potuto sconfiggerlo, ora sta ufficialmente chiudendo il partito politico che avrebbe potuto sconfiggerlo. Sta cambiando il suo leader. Vuole essere lui a decidere chi sarà il suo leader" ha aggiunto riferendosi al sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, arrestato con l'accusa di corruzione.

L'ultima ordinanza del tribunale ha annullato la vittoria di Ozel alle elezioni del partito del 2023 e ha nominato leader ad interim l'ex presidente Kemal Kilicdaroglu, che ha subìto una serie di sconfitte elettorali, indebolendo così la leadership.

A scendere in piazza anche centinaia di studenti a Istanbul dove con un decreto ufficiale, il presidente Erdogan ha ordinato la chiusura di una delle principali università indipendenti di orientamento liberale a metà anno scolastico, la Bilgi. "Non sappiamo nulla, non ci sono notizie, non ci viene fornita alcuna informazione. Non sappiamo cosa faremo" dice una studentessa,

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"Pensavamo di avere notizie ieri sera, forse oggi (lunedì), ma non mi sbilancerei troppo su questo", ha dichiarato il capo della diplomazia americana da Nuova Delhi, alludendo alla possibilità di un accordo.

"Abbiamo sul tavolo quella che considero una proposta piuttosto solida riguardo alla loro capacità di riaprire gli stretti e mantenerli aperti", ha detto ai giornalisti mentre lasciava la capitale indiana, dove si trovava in visita ufficiale.

Il segretario di Stato americano ha inoltre espresso fiducia nel fatto che l'Iran "avvierà un negoziato molto serio, significativo e limitato nel tempo sulla questione nucleare".

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