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L'emozione di pilotare un 787: il racconto dei comandanti di Neos

sabato 14 luglio 2018
2' di lettura

Malpensa (askanews) - Pilotare un Boeing 787 Dreamliner non è esattamente un'esperienza di tutti i giorni e, in occasione del volo inaugurale del secondo 787 di Neos, la compagnia aerea del Gruppo Alpitour, unica tra le italiane a vantare in flotta il colosso della Boeing, abbiamo incontrato i piloti che da Seattle hanno portato a Milano Malpensa il nuovo velivolo. "Questo Dreamliner è lo stato dell'arte per quanto riguarda l'aviazione commerciale, e pilotarlo è bello, entusiasmante. I piloti sono intrinsecamente dei gadgettari e questo è il gadget più bello che ci sia sulla faccia della terra". Maurizio Guzzetti, capo pilota del 787, non nasconde il proprio entusiasmo quando ci racconta che cosa significhi mettersi al comando di un aereo di questo tipo, per poi entrare anche in alcune specifiche sulle innovazioni tecnologiche presenti in cabina di pilotaggio. "Questo aereo - ha aggiunto il comandante Guzzetti - è fly-by-wire, vale a dire che non ci sono più i classici comandi idraulici, ma tutto è fatto via computer, quindi gli input che noi diamo vengono mandati alla superficie di comando in maniera digitale, quindi l'aeroplano è completamente diverso da quelli precedenti e poi si può vedere anche dalla strumentazione che è assolutamente diversa da ciò a cui eravamo abituati fino a qualche anno fa". Per Neos il 787 rappresenta una macchina in grado di offrire un servizio di eccellenza ai viaggiatori, anche su rotte che da tempo non avevano voli diretti dall'Italia. E, naturalmente, il velivolo sarà dedicato alle rotte di lungo raggio. Paolo Aquili, primo comandante del volo inaugurale del secondo 787 di Neos: "Quasi tutti i piloti - ci ha raccontato - sognano di fare il lungo raggio. Si comincia con voli più corti per poi finire a fare questi bei voli di 10-12 ore, faticosi, stancanti, con notti perse, ma noi abbiamo la passione e l'amore per questo lavoro. E poterlo fare su uno strumento del genere è una cosa che ci inorgoglisce ed è il compimento della professione che abbiamo sempre voluto fare".

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