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La ricerca in Italia? Caruana: collaborare con i giovani

sabato 3 febbraio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Il biotecnologo Ignazio Caruana, 35 anni, è fin dall'inizio parte del team del Bambino Gesù del professor Locatelli che ha sperimentato con successo la terapia genica su un piccolo malato di leucemia. Voleva fare l'insegnante, poi l'incontro con una piccola allieva malata lo ha spinto verso la biotecnologia. Formato a Pavia, espatriato in Texas, Caruana è tornato in Italia grazie a un finanziamento dell'AIRC, l'associazione per la ricerca sul cancro. Cosa manca alla ricerca in Italia? "Quello che manca secondo me in Italia è la possibilità di dare una chance ai giovani e permettere degli spazi, permettere di crescere con le proprie gambe, con le proprie idee, che magari possono sembrare rivoluzionarie, troppo all'avanguardia, però bisogna osare, se non si osa non si possono raggiungere determinati risultati" dice Caruana. "E l'altra questione secondo me che manca in Italia è il concetto di collaborazione, cosa che con Franco, il professor Locatelli, è tutto un altro mondo; questo team che lei vede alle mie spalle è un mix di biologi, medici, farmacisti, ingegneri, c'è di tutto. E questa secondo me è la chiave perché bisogna capire qual è la vera esigenza biologica e arrivare a quello che è la medicina traslazionale. La scienza pura è bellissima ma c'è bisogno anche di avere risultati concreti, papabili. Il nostro goal è una terapia antitumorale, cercare di eradicare una volta per tutte questo male. Ma non solo nell'eliminazione, ma anche la qualità della vita di questi pazienti, bambini adulti e anziani. E' brutto vedere un bambino di due o tre anni legato a un letto quando questo bambino che abbiamo trattato dopo tre settimane era bello pimpante e non vedeva l'ora di andare a casa".

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