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Unione Fiduciaria, ricavi 2017 a 39 mln, Cappio: un anno buono

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - L'assemblea dei soci di Unione Fiduciaria ha approvato il bilancio di esercizio per il 2017 che ha visto crescere i ricavi globali a 39 milioni di euro per una massa amministrata di 18 miliardi e 41 milioni. L'utile è stato di 2 milioni e 725 mila euro. Si tratta di risultati che confermano il ruolo primario di Unione Fiduciaria nel contesto di un mercato che comincia a dare segni di ripresa, ma pur sempre con ritmi inferiori rispetto al resto d'Europa. "Il nostro 2017 è stato l'anno nel quale Unione Fiduciaria ha raggiunto il fatturato più alto della sua storia - dice Filippo Cappio direttore generale di Unione Fiduciaria - abbiamo raggiunto i 39 milioni di fatturato; abbiamo aumento ulteriormente il nostro margine operativo, quindi dal nostro punto di vista è stato un anno assolutamente buono". L'esercizio 2017 ha visto crescere sia la massa amministrata, sia il portafoglio clienti con l'acquisizione di nuovi ordini. Il margine è cresciuto del 4 per cento, trattenuto solo dallo scenario complessivo del mercato. Ma anche gli altri settori di attività hanno contribuito con successo al risultato. "La fiduciaria ha incrementato la propria profittabilità e ha mantenuto la propria leadership a livello italiano - conferma Cappio - per l'informatica è stato un anno molto positivo così come la consulenza ha avuto finalmente un anno di crescita e in questo caso molto legato all'incremento che questo tipo di business ha registrato in Italia". A dicembre 2017 è stata completata l'incorporazione in Unione Fiduciaria di Istifid, acquisita nel 2016, operazione che ha impegnato la società anche in un riassetto organizzativo. "Abbiamo già integrato tutte le risorse di Istifid - prosegue il direttore generale di Unione Fiduciaria - quindi sostanzialmente è già stata completata tutta la fase di implementazione degli interventi necessari per completare la fusione". Ma l'attività di organizzazione strategica è proseguita anche per il 2018 nell'ottica di un ulteriore miglioramento dell'efficienza. "Abbiamo completato la scorsa settimana il conferimento in una newco di tutte le nostre attività informatiche e di BPO - conclude Cappio - Questo per dare la possibilità da un lato alla nostra controllata di concentrarsi esclusivamente nell'erogazione di servizi informatici di BPO a favore della clientela business to business che utilizza questi servizi; e dall'altra parte per concentrare sempre di più Unione Fiduciaria sul core business fiduciario". Da segnalare infine i positivi riscontri di mercato registrati dal software di Unione Fiduciaria per la gestione del whistleblowing.

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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