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Le generazioni della pittura: Giancarlo e Giovanni Cerri a Milano

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Due pittori - padre e figlio - che continuano a confrontarsi sul proprio lavoro e sul tema della relazione tra loro. Dopo altre tre esposizioni in coppia, Giancarlo e Giovanni Cerri arrivano al Centro Culturale di Milano con la mostra "L'eredità nell'immagine dipinta", nata da un'idea di Stefano De Angelis insieme proprio a Giovanni Cerri. "Tutte e quattro le mostre - ha spiegato l'artista ad askanews - sono, in un certo senso, un confronto tra due linguaggi molto diversi e due percorsi che si sono sviluppati in maniera molto differente. Poi, naturalmente, io fin da bambino ho assorbito come prima fonte gli insegnamenti di mio padre, ma, come potrete vedere dalla mostra, sono due percorsi paralleli, ma molto differenti". Se i lavori in mostra di Giancarlo ci parlano di una astrazione misurata e rigorosa, attenta agli elementi assoluti del colore, quali di Giovanni tornano su Milano, sulle sue immagini urbane, sul tema del Duomo. "Quello che ci unisce - ha aggiunto Giovanni Cerri - sicuramente è l'amore per la pittura. Poi io preferisco alcuni autori e lui altri, del resto abbiamo due caratteri diversi e due mondi completamente autonomi". In qualche modo è affascinante guardare - e pensare - la mostra anche nell'ottica di un rapporto padre-figlio che, per definizione, è tanto intenso quanto complesso, anche se si parla di arte. E se Giancarlo sceglie la via astratta, Giovanni resta legato a una diversa tipologia di racconto pittorico. "Quello che a me interessa - ha concluso - è comunque raccontare ancora attraverso qualcosa di figurativo, seppure smembrato, sfilacciato, consumato, come io uso fare". La mostra al Centro Culturale di Milano ha anche una componente benefica: il ricavato della vendita della tela "Per i tuoi occhi" di Giovanni Cerri andrà infatti a CBM Italia Onlus, organizzazione umanitaria che in tutto il mondo combatte la cecità con cui l'artista collabora da tempo, per il progetto di un ospedale in Kenya.

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"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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