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Arriaga: venero la parola, la letteratura viene dalla vita

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Torino (askanews) - Un divano in un hotel di Torino, uno scrittore, un nuovo romanzo che, a suo modo, racconta un'epica. Guillermo Arriaga sorride, ascolta, poi ci parla del modo in cui nascono i suoi racconti, partendo da uno specifico distretto di Città del Messico. "Le mie storie - ci ha detto - vengono dalle esperienze della mia vita, molte vengono da un luogo, il quartiere dove ho vissuto (Unidad Modelo, ndr) e la verità è che sono molto felice di essere cresciuto lì perché era pieno di storie e di umanità. Se fossi cresciuto in un altro quartiere le mie storie probabilmente avrebbero un altro sapore". Arriaga è stato al Salone del Libro di Torino per presentare il suo nuovo romanzo, "Il selvaggio", che esce in Italia per Bompiani, un libro potente, doloroso, oscuro, ma anche vivo e intenso. Che ci aiuta a pensare, una volta di più, al modo in cui nasce la letteratura. "E' una rielaborazione della vita - ha aggiunto lo scrittore e regista messicano - e credo che mi abbia anche aiutato il fatto di soffrire di deficit di attenzione, che fa sì che il mio mondo sia molto caotico, che mi rende molto disordinato. Però, dentro questo caos, c'è un ordine che favorisce l'intuizione. Non seguo processi logici, il deficit di attenzione non me lo permette, però mi permette di avere intuizione e istinto". Celebre anche come sceneggiatore e regista, Arriaga ci appare, con il suo sorriso spontaneo, in qualche modo la personificazione dello scrittore contemporaneo, capace di guardare a diverse forme di scrittura e a diversi media, ma sempre fortemente consapevole di ciò che rende possibile tutto questo. "Io credo nella parola - ha concluso Guillermo Arriaga - credo che la civiltà sia stata costruita sulla parola, soprattutto quella scritta. Credo che il fatto di poter parlare ci rende una specie privilegiata, perché possiamo creare emozioni, idee. Quindi come scrittore la parola sostiene il mio lavoro e siccome cerco di creare dei mondi, non solo la uso, ma venero la parola". Una venerazione che, e lo sa bene chi ha letto i suoi romanzi o visto i suoi film, non porta a risposte, ma contribuisce a sollevare le domande decisive sull'umano. In modo selvaggio, se volete, ma imprescindibile.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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