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Ambasciata Usa: Israele trionfa, uccisi almeno 35 palestinesi

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Gerusalemme, (askanews) - Scontri violentissimi alla frontiera fra Gaza e Israele, almeno 35 i palestinesi uccisi dall'esercito israeliano: una repressione nel sangue della rabbia per l'ambasciata degli Stati Uniti che inaugura la sua nuova sede, non più a Tel Aviv ma a Gerusalemme. La contestata decisione di Donald Trump è inaccettabile per gli abitanti di Gaza. Ma è inaccettabile anche per i palestinesi di Ramallah che proprio oggi commemorano la Naqba, la catastrofe: ricorre il settantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico. La città occupata dopo la guerra del 67 non è riconosciuta dall'Onu come capitale dello Stato ebraico. Per i palestinesi, Gerusalemme est dovrà essere la capitale della Palestina. La spianata delle Moschee, Haram al-Sharif, non deve essere nelle mani di Israele. Così la nuova sede diplomatica statunitense diventa simbolo di un appoggio senza precedenti a Israele da parte di Washington, contro le risoluzioni Onu. Un appoggio a cui si accodano anche alcuni giovani membri europei. Dall'altra parte della frontiera, a Gerusalemme, una paradossale tranquillità si accompagna all'estrema soddisfazione. Donald Trump alla cerimonia ha mandato la figlia Ivanka con il genero Jared Kuchner. E' il trionfo politico per la linea dura del premier Benjamin Netanyahu: "Questa è la storia. Presidente Trump, riconoscendo la storia, lei ha fatto la storia" ha detto. Mentre da Washington, Donald Trump lancia le sue congratulazioni ma anche dichiarazioni concilianti in un videomessaggio inviato all'inaugurazione: "Noi puntiamo alla pace. Gli Stati Uniti restano pienamente impegnati a facilitare una soluzione pacifica e continuiamo a sostenere lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme incluso il monte del Tempio, anche noto come Haram al-Sharif".

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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