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Bakhita, la santa africana diventa bestseller nella Francia laica

sabato 19 maggio 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Nata in Sudan intorno al 1869, venduta come schiava all'età di sette anni, sfruttata e torturata per metà della sua vita, Bakhita è stata canonizzata nel 2000 da Wojtyla. Ora la vita avventurosa della religiosa africana è un bestseller nella laica Francia. L'autrice del romanzo, Veronique Olmi, in Italia per presentare la traduzione pubblicata dalla casa editrice Piemme, racconta questa figura cara a Papa Francesco. "Bakhita è innanzitutto una bambina che nasce intorno al 1869 in Darfur, nel Sudan, e che all'età di sette anni è presa da due uomini nel suo villaggio, che la rivendono. Diventa schiava, viene venduta e comprata cinque volte, attraversa tutto il Sudan a piedi ancora molto piccola, subisce ogni violenza e ogni offesa, lunghe marce, torture, stupri, tutto quello che una schiava può attraversare, e poi alla fine del 19esimo secolo si trova a Karthoum dove viene comprata dal console italiano Callisto Legnani che rientra in Italia in fuga dalla jihad e la porta con sé. In Italia viene portata ad una coppia che abita a Zianigo, Venezia, dove svolge le funzioni della domestica, appartiene loro, è ancora schiava. Questa coppia ha poi un bambino di cui Bakhita diventa balia e, per le circostanze della vita, questa coppia la alloggia insieme al bambino per alcui mesi presso i catecumeni di Venezia, l'ordine delle Canossiane. Questo momento cambierà la sua vita perché non vuole più uscire dall'istituto". "Bakhita è questa donna che per me è il simbolo dell'irriducibilità dell'animo umano che attraversa la violenza, la disumanità e che non solo sopravvive ma è soprattutto capace di andare verso gli altri", prosegue Olmi. Il suo libro è un bestseller in Francia: si aspettava questo successo? E come lo spiega? "Non me lo aspettavo" risponde la scrittrice, "perché la Francia è uno Stato laico, non c'è affatto una fascinazione per la religione nella vita quotidiana, e inoltre Bakhita mi ha preso diversi anni e quando scrivi un libro non sai se ce la fai, non sai se va bene all'editore, non sai quando uscirà. In Francia al rientro editoriale in autunno c'è grande attenzione ai libri che escono, Bakhita è uscito con altri 680 libri e già prima di venire pubblicato con il passaparola si è imposto. Penso che le persone abbiano seguito questa bambinella, sebbene le prime 50 pagine sono dure non vuoi più lasciarla. Certo è una storia che finisce bene ma penso che il successo del libro sia dovuto all'eco che la vita di Bakhita ha anche al giorno d'oggi, Bakhita è eterna". Bakhita è citata da Papa Francesco nella sua recente esortazione apostolica sulla santità quotidiana: cosa ne pensa? "Quello che mi piace molto in quel passaggio del documento è che il Papa non parla di sacrificio ma di gioia, e penso che il punto sia questo: Bakhita non ha mai vissuto di vendetta e neppure di risentimento, è sempre andata avanti, nonostante tutto, nonostante schiava, è come se avesse sempre una luce davanti a lei. Il documento del Papa ci dice che la santità è un'avventura, significa darsi la possibilità di guardare in alto, di pensare che non si rimane nel fango e nel dolore ma che c'è un'aspirazione che è fatta per noi, che può essere alla nostra altezza. Se ancora oggi citiamo Bakhita è perché è attuale: perché lo schiavismo non è mai stato tanto diffuso che da quando è stato formamente abolito e che in tutto il mondo, non solo in Africa ma anche in Europa, ci sono donne che ogni giorno hanno un'energia, un desiderio di vivere che è anche rispetto nei confronti della vita".

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"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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