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IOSONOINTERSEX per i bambini "diversi": no a mutilazioni genitali

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Crescere sani e sereni anche con un corpo 'diverso' dalla definizione rigida maschio/femmina si può: nasce per questo la campagna di sensibilizzazione IOSONOINTERSEX promossa dall associazione OII - Italia e dall Associazione Radicale Certi Diritti. Scopo della campagna è sensibilizzare genitori, medici e istituzioni, anche con il messaggio trasmesso da questo video, realizzato dallo studio di animazione Animatter, che in una manciata di secondi crea dei personaggi in cui ciascuno può riconoscersi. Un problema più frequente di quanto si creda. Uno studio olandese afferma che almeno lo 0,5% dei bambini nasce 'intersex', mentre secondo le Nazioni Unite è intersex almeno l'1,7% della popolazione mondiale. Si definiscono come intersex le persone che nascono con caratteristiche sessuali (cromosomi, genitali, o struttura ormonale) che non appartengono strettamente alle categorie maschio o femmina o che appartengono a entrambe. Il sito iosonointersex.it è pensato per dare risposta agli interrogativi che possono venire in mente a persone intersex, genitori, medici, giornalisti, o semplicemente persone che cercano informazioni. Spesso scoprire che un bambino presenta caratteristiche intersex può creare ansia e paura, ma la verità è che ogni essere umano nasce unico e l unico modo per sconfiggere le proprie paure è conoscerle. No quindi alla definizione sessuale forzata mediante interventi chirurgici irreversibili, che è spesso l'unica opzione presentata ai genitori ansiosi. La campagna lanciata in Italia approderà presto anche in altri paesi, tra cui Francia e Serbia. "In Europa e nel mondo è sempre più forte la voce della comunità intersex che chiede di colmare i tanti vuoti normativi in materia di superamento delle mutilazioni genitali neonatali e monitoraggio delle nascite intersex, al fine di costituire una letteratura casistica che sostenga il progresso scientifico mirato al miglioramento delle condizioni di vita delle persone intersex" affermano Alessandro Comeni, co-fondatore Oii-Italia e Leonardo Monaco, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

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"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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