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Salutistico e biologico: dove va l'industria alimentare italiana

sabato 19 maggio 2018
3' di lettura

Milano, (askanews) - Benessere, biologico, free from, sono le parole guida delle strategie della industria alimentare che cerca di approfittare dei trend di crescita, anche a doppia cifra, del comparto. Le richieste del mercato fino a qualche anno fa accolte da una nicchia di produttori, oggi godono di un'offerta estremamente variegata, con un fiorire di linee biologiche, prodotti a ridotto contenuto di grassi e zuccheri, dove l'assenza di alcune sostanze, glutine, lattosio o olio di palma, risulta premiante al pari della presenza di ingredienti come zenzero, semi di chia, curcuma. Nell'ultima edizione di Cibus abbiamo incontrato alcuni protagonisti della nostra industria alimentare come Giovanni Rana che alla fiera di Parma ha lanciato la sua nuova linea di pasta fresca integrale e biologica "Fare il biologico vuol dire fare le cose bene - ci ha detto Giovanni Rana, fondatore dell'azienda omonima - Oggi il pubblico, particolarmente i giovani, lo esigono. Anche sulle etichette vogliono chiarezza, è un mondo che va verso questa piazza enorme di giovani e meno giovani che guardano al salutistico e vogliono essere responsabili di quello che mangiano". Il perchè di una scelta così innovativa, quella dell'integrale e del biologico insieme ce lo spiega Antonella Paternò Rana, moglie del ceo Gianluca e responsabile comunicazione "La sfoglia integrale, è molto ricca di fibre perchè viene macinato il chicco compresa la crusca quella più esterna più esposta ai trattamenti normalmente - ha spiegato - ecco allora la volontà di segliere un chicco sì integrale ma il più possibile protetto, quello biologico e dal chicco tutto il resto degli ingredienti scelti solo da agricoltura biologica". Cibus, che in questa 19esima edizione è stato il palco per il debutto di 1.300 nuovi prodotti, ha dedicato una intera area, l'Innovation Corner, alle novità che tracciano un po' la rotta del mercato. Tra questi prodotti c'erano gli estratti freschi DimmidiSì Juicing, che hanno visto allargare la gamma a due nuove referenze pompelmo rosa e limone, lampone e bacche di goji "L'alimentazione in questi ultimi anni di spinge sempre di più verso un incremento di frutta e verdura in particolare fresco con una richiesta di servizio da parte del consumatore - ha spiegato Valerie Hoff, direttore marketing e comunicazione Dimmidisì - zc'è sempre più consapevolezza del legame tra alimentazione e salute c'è una richesta da parte del consumatore di questi prodotti che abbinano il salutistico alla praticità. Sia le zuppe che le insalatone hanno dei tassi di crescita a doppia cifra". Anche per la Latteria Montello Cibus è stata l'occasione per presentare la nuova arrivata: la Linea Biologica dei formaggi freschi Nonno Nanni, tre nuovi prodotti, robiola, stracchino e formaggio fresco spalmabile realizzati con latte 100% biologico italiano. "Noi abbiamo sempre avuto un'attenzione particolare all'ambiente e quindi al rapporto con gli allevatori per assicurare il massimo della qualità delle materie prime a partire dal latte - ha detto Luca Galuppo, direttore marketing Nonno Nanni - Però abbiamo colto una domanda crescente da parte dei consumatori di prodotti certificati, con la certificazione biologica. Ci siamo legati all'organismo di certificazione e abbiamo realizzato questa gamma proprio perchè si è creata questa nuova domanda che cresce a doppia cifra". Le tre nuove referenze Nonno Nanni sono state elette Prodotti dell Anno Italia 2018, il premio all'innovazione basato esclusivamente sul voto dei consumatori, nella categoria merceologica "Formaggi Freschi Bio".

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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