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Rohingya, volontari aiutano donne in gravidanza vittime di stupri

sabato 19 maggio 2018
2' di lettura

Cox's Bazar, Bangladesh (askanews) - Donne in gravidanza a causa degli stupri durante i rastrellamenti dell'esercito che ora rischiano di morire dopo aver dato alla luce i propri bambini che in molti casi vengono abbandonati per la vergogna. È questo il dramma nel dramma dei profughi Rohingya, minoranza birmana di religione musulmana, cacciati dal Paese con un'operazione di "pulizia etnica". Decine di operatori umanitari di Save the Children lottano contro il tempo nel campo profughi di Cox's Bazar, in Bangladesh che ospita oltre 100mila profughi, setacciando casa per casa alla ricerca di donne che nascondono le proprie gravidanze per la vergogna, 9 mesi dopo che, fra agosto e settembre 2017, diversi militari del Myanmar hanno scatenato le loro "frenesie sessuali" con violenze e stupri contro le giovani donne dei circa 700mila rohingya esiliati in Bangladesh. "Per Save the Children - dice questa operatrice - la preoccupazione maggiore è per i neonati che potrebbero essere abbandonati o che magari potrebbero crescere con uno stigma o un'etichetta di 'figli non desiderati' che è l'ultima cosa che vorremmo vedere per questi bambini". "Penso che quando si parla dei casi di violenze sessuali o di genere che vediamo nelle nostre strutture sanitarie - aggiunge Marcella, project coordinator di Save the Children in Bangladesh - parliamo solo della punta dell'iceberg. In un campo enorme come questo non è facile per le vittime trovare le cure di cui hanno bisogno". Il timore è che le donne che nascondono le proprie gravidanze, non solo rischiano di mettere a repentaglio la vita dei neonati ma anche la loro, a causa della mancanza di cure idonee. Si stima che almeno 48mila donne partoriranno nel campo profughi solo nel 2018.

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"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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