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Fisica, Molina (Leonardo): Grafene ci porterà verso altre stelle

sabato 20 ottobre 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - "Il Grafene in una visione futura potrà permettere di realizzare delle vele solari, e quindi Km quadrati di tessuto, fatto di Grafene con pochi etti di massa e questo sarà il modo più sicuro per poter raggiungere non solamente altri pianeti ma addirittura altri sistemi stellari. La grandissima resistenza meccanica delle vele e la grandissima leggerezza fa sì che possano essere portate facilmente in orbita e poi dispiegate mantenendo la loro integrità senza lacerarsi". A parlare è Marco Molina, responsabile Ricerca e sviluppo Spazio di Leonardo a margine del convegno "Graphene: revolution is coming to Earth... and space" organizzato al Museo della Scienza di Milano da Leonardo, per parlare dell'utilizzo del Grafene in ambito aerospaziale. Le vele di cui parla verrebbero "sospinte" dai fotoni di raggi laser che consentirebbero a futuristiche nanosonde spaziali di viaggiare verso altre stelle muovendosi a circa il 20% della velocità della luce, raggiungendo, ipoteticamente, un sistema come Alpha Centauri in circa 20 anni. "Sono viaggi lunghi diversi anni - ha continuato Molina - ma è probabile che riusciremo a vederle nell'arco della prossima generazione, ovviamente senza equipaggio a bordo". Molina ha parlato anche del futuro accesso allo Spazio, con "ascensori spaziali". "Per l'accesso all'orbita, al momento utilizziamo dei razzi - ha detto - l'alternativa è quella di realizzare degli ascensori spaziali, delle piattaforme che muovendosi lungo un cavo resistentissimo, possono sollevarsi da terra e come un ascensore riuscire ad arrivare in orbita. Bene, il materiale di questo cavo più promettente è proprio il Grafene". "I miei colleghi di Leonardo - ha spiegato Molina - stanno ingegnandosi, sono stati solleticati da queste proprietà incredibili del grafene e lo stanno utilizzando nelle strutture degli aerei e degli elicotteri, per renderle più resistenti agli impatti, più leggere ma anche per costruire sistemi antighiaccio per proteggere le ali degli aerei. Anche nell'elettronica e nella microelettronica, le capacità di dissipazione del calore del grafene sono già utilizzate e ci permetteranno di realizzare prodotti sempre più competitivi. Nella vita di tutti i giorni, a partire dagli indumenti per la pratica sportiva, le calzature, i caschi, abbiamo un utilizzo sempre più pervasivo delle proprietà di questo meraviglioso materiale". "Un'altra cosa meravigliosa - ha concluso lo scienziato - è la capacità del Grafene di fare da schermo in modo da ridurre l'impronta radar e questo può avere una ricaduta sicuramente sui velivoli che potrebbero essere 'invisibili' in qualche modo ma anche i campi delle pale eoliche potrebbero non disturbare un radar che studia il traffico aereo perché il fascio radar non verrebbe intercettato dalle pale eoliche".

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Al pian terreno dei Chiostri di San Pietro tre progetti specifici: "Come sempre, l'attenzione nostra, come Fondazione e come Fotografia Europea, è rivolta anche ai più giovani, anche alla formazione e all'inclusività: come per esempio Speciale Diciottoventicinque, progetto a cui teniamo molto. Quest'anno il tutoraggio è stato effettuato da Sugar Paper di Modena. Marcello Coslovi e Alex Tabellini hanno seguito un gruppo di ragazzi che hanno avuto la possibilità di creare un proprio progetto fotografico espositivo in specifico sul libro fotografico e lo troverete ai Chiostri di San Pietro nella parte bassa dove c'è anche una commissione di Fotografia Europea a Simona Ghizzoni, artista tra l'altro con i natali reggiani per la prima volta". Milk Wood di Ghizzoni pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini. Il terzo progetto è Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l'adolescenza A DA. Attraverso una selezione di libri fotografici, la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuano ad abitare il nostro presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

I Chiostri di San Pietro, sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospitano al piano superiore il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart: Felipe Romero Beltràn con Bravo, Mohamed Hassan con Our Hidden Room, Salvatore Vitale con Automated Refusal, Marine Lanier con Le Jardin d'Hannibal, Ola Rindal con Stains and Ashes, Tania Franco Klein con Subject Studies: CHAPTER I, Giulia Vanelli con The Season e Frédéric D. Oberland con Vestiges du futur.

A Palazzo da Mosto è presente al primo piano la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania: un'esplorazione sull'epoca ipermediata in cui viviamo. Al piano terra sono allestiti i progetti della Open Call: Federica Mambrini con L'albergo della lontananza e Emilia Martin con The serpent's thread curata da Eleonora Schianchi. A Palazzo Scaruffi la mostra 200x200. Due secoli di fotografia e società a cura di Walter Guadagnini.

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