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Federlavoro: commercialisti e Apl allenza per nuova occupazione

sabato 20 ottobre 2018
3' di lettura

Milano (askanews) - Ad un mese dall'entrata in vigore del Decreto Dignità non è certo possibile dare un giudizio definitivo sul provvedimento. Tuttavia, le valutazioni e le criticità che le imprese stanno segnalando possono costituire, in chiave di critica costruttiva, un'importante base di riferimento per il legislatore. E' quanto è emerso dal convegno "Decreto Dignità effetti sul mondo del lavoro ad un mese dall'avvio", organizzato dall'Ordine dei commercialisti di Milano e da Federlavoro. "A circa un mese dall'introduzione del Decreto Dignità non siamo nelle condizioni di esprimere un giudizio definitivo sulla nuova regolamentazione in materia di lavoro - dice Maurizio Turrà, presidente di Federlavoro, Associazione rappresentativa degli operatori e delle Agenzie per il Lavoro e Consigliere della Rete del Valore con delega al Lavoro -. Quello che registriamo dal nostro osservatorio è una certa confusione delle imprese, una scarsa propensione ad avventurarsi in nuovi contratti di lavoro specie se a tempo indeterminato, e nel contempo la percezione della difficoltà che comporta l'assunzione di nuovi lavoratori a tempo determinato". A fronte delle diverse segnalazioni di criticità, Federlavoro indica una serie di strategie e proposte. "Sarà importante che le istituzioni sia governative sia regionali affianchino alla nuova normativa una serie di incentivi che favoriscano le politiche attive in favore dei lavoratori, dei giovani, e dei disoccupati. E' importante creare una rete virtuosa tra istituzioni pubbliche, Centri per l'impiego, Agenzie per il lavoro private e professionisti, in questo caso i dottori commercialisti, per interagire e sviluppare sempre più politiche attive del lavoro". La proposta di Federlavoro coinvolge dunque direttamente il mondo dei commercialisti in considerazione del loro ruolo fondamentale nella vita delle imprese, e quindi del lavoro. "Oggi l'Inps ci dice che 22mila commercialisti si occupano di materia di lavoro rispetto a 17.500 consulenti del Lavoro, che oggi 22mila commercialisti assistono un milione di imprese, rispetto ad un milione e mezzo dei consulenti del lavoro - sottolinea Roberto Cunsolo, tesoriere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, delegato all 'rea Lavoro -. Quindi il commercialista è il soggetto qualificato che riesce ad assistere l'impresa sia in materia fiscale sia in materia societaria sia in materia di consulenza del lavoro". Nel corso del convegno il presidente di Federlavoro ha indicato come e con quali strumenti, in concreto, i commercialisti possono giocare un ruolo di primo piano nel nuovo scenario del mercato del lavoro. A cominciare dalla Rete del Valore che permette agli studi professionali di erogare servizi a 360 gradi. "E' recente la proposta fatta all'Anpal, l'Associazione nazionale per le politiche attive del lavoro - spiega Turrà - di condividere la banca dati attraverso lo strumento della Rete del Valore che mira a far si che gli studi professionali dei singoli commercialisti possano essere il punto di riferimento per le aziende su tutta una serie di adempimenti". Per Federlavoro dunque per sostenere il buon esito delle politiche attive per il Lavoro è fondamentale il ruolo dei professionisti e anche dei privati. "Una soluzione che sta emergendo dal dibattito recente è l'affiancamento delle Agenzie per il lavoro pubbliche alle Agenzie per il lavoro private. Le Apl private possono coesistere e condividere banche dati. Sono strutture che hanno rapporti diretti con le imprese e hanno tutto l interesse a creare occupazione e a finalizzare rapporti di lavoro". E le Agenzie per il Lavoro private - ha poi aggiunto Turrà - sono pronte a sostenere le politiche governative anche affiancando i Centri per l'impiego nell'accoglienza e nella profilazione dei lavoratori. La stessa misura del "Reddito di Cittadinanza" che sembra avere nella debolezza dei Cpi un punto critico, potrebbe invece beneficiare della rete già strutturata e sperimentata delle Apl sia utilizzando le banche dati condivise, sia il personale già qualificato nella gestione delle risorse umane.

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