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"Make Art Not War" per togliere alle armi la forza di uccidere

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - "MAKE ART NOT WAR", rifacendosi allo slogan pacifista degli Anni 60 - "Fate l'amore, non la guerra" - Fabio Ferrone Viola porta le sue opere a Milano, in un allestimento nella Casa Museo Spazio Tadini per invitare a riflettere sulla tragedia della guerra da una prospettiva positiva, quasi gioiosa, con l'obiettivo di trasmutare, grazie all'arte, armi e violenza in contenitori d'amore, e rendendo quindi quegli oggetti di morte privi della capacità di offendere. "La mia valutazione è sfruttare l'antitesi dell'arma che viene normalmente utilizzata per offendere che viene intesa invece per abbracciare un concetto di pace - spiega l'artista - Quindi una versione assolutamente innovativa dell'oggetto e una reinterpretazione di un messaggio negativo, come può essere una bomba, a favore invece di un messaggio positivo". La mostra presentata dall'Associazione Michele Valori e sostenuta da Generali Italia nell'albito del progetto Valore Cultura, offre al pubblico una selezione di una trentina di opere realizzate con armi originali reinterpretate però con materiali di recupero - altre cifra stilistica dell'artista - e rigenerate con colori e glitter dal forte impatto pop. "Questo qui ha veramente combattuto la Seconda Guerra Mondiale, è un pezzo originale - conferma Ferrone Viola mostrando un cannone leggero usato dall'esercito statunitense sui fronti europei della II Guerra Mondiale - Ed è un pezzo particolarmente sentito da me perché su questo ho elaborato questa versione molto scintillante, fresca e pop, in antitesi alla drammaticità della guerra". Nell'ottica del progetto Valore Cultura di Generali, la mostra sarà accompagnata da una serie di attività collaterali rivolte in particolar modo a giovani e scolaresche. "Questa mostra sarà visitata dai ragazzi delle scuole - continua Ferrone Viola - Ci siamo proposti con Valore Cultura di parlare ai più giovani proprio per fare capire che la guerra è un messaggio negativo e l'arte permette di rivedere un aspetto positivo attraverso la creatività". "Siamo lieti di sostenere questo artista emergente con il quale abbiamo in comune un'idea: l'arte per noi ha un valore sociale, ha un valore di partecipazione e di coinvolgimento - aggiunge a sua vota Lucia Sciacca, direttore comunicazione e CSR di Generali Italia - L'idea di questa mostra che ci è molto piaciuta fin dall'inizio è il suo obiettivo di coinvolgere i ragazzi delle scuole invitandoli a riflettere sui temi dell'ambiente e della pace. Noi crediamo che fare accedere i ragazzi al mondo dell'arte, aprirli alla riflessione, alla discussione sia un modo per aiutare la crescita della persona". La mostra sarà visitabile nella Casa Museo Spazio Tadini fino al 3 giugno 2018.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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