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La cerimonia al Gran Palazzo del Cremlino: si insedia Putin IV

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Si è svolta al Gran Palazzo del Cremlino la cerimonia di insediamento del presidente della Russia, Vladimir Putin, eletto a marzo per il quarto mandato presidenziale con oltre il 76 per cento. Lo scenario è sempre lo stesso: il presidente eletto attraversa tre grandi sale che accolgono gli ospiti, sale sul podio e con la mano destra su una copia della Costituzione, pronuncia il giuramento. Un ingresso meno trionfale del solito per il capo di stato, che questa volta si è fatto riprendere mentre si alzava dalla sua scrivania per andare alla fastosa cerimonia. "La Russia sarà più forte, i russi vivranno meglio - ha affermato Putin, aggiungendo - vi assicuro che lo scopo della mia vita, del lavoro, come prima, sarà servire le persone, la nostra patria. Per me, questo viene prima di tutto". All'uscita dall'insediamento Vladimir Zhirinovsky, leader del partito liberale russo Ldpr, ha commentato: "E' già la settima volta che presenzio all'insediamento presidenziale. No, certo che non mi sono stufato di vederla, è la migliore cerimonia che ci sia. Annoia forse zappare la terra, ma qui è una gioia". In connessione con l'inizio del nuovo mandato di Putin, il governo russo, guidato da Dmitry Medvedev, si è dimesso. Gli attuali ministri continueranno a svolgere le loro funzioni ad interim, fino alla formazione del nuovo esecutivo che si prevede molto veloce. Denis Manturov, ministro dell'Industria e del Commercio: "Noi siamo sempre aperti alla cooperazione. In questo senso non abbiamo limitazioni. E se qualcuno degli altri Paesi cerca invece di limitarci, noi facciamo squadra, come ha ricordato oggi il presidente russo Vladimir Putin al suo quarto insediamento presidenziale. Questo mi sembra un passaggio importante del suo intervento odierno: tante più minacce ci saranno per il nostro Paese, tanto più sarà forte il consolidamento del nostro potenziale".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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