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Festival di Cannes al via tra #MeToo e polemiche sui selfie

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Al via il Festival di Cannes. Un'edizione, la numero, 71, nel segno del cambiamento, per il divorzio da Netflix, i cui film sono stati definitivamente esclusi, le proteste contro gli abusi che continuano sull'onda del movimento #MeToo e la novità del divieto dei selfie sul tappeto rosso che fa molto discutere. Dopo lo scandalo del produttore americano Harvey Weinstein che fino al 2017 era ospite fisso del Festival, il delegato generale Thierry Frémaux ha voluto dare più spazio alle donne. Cate Blanchett si è già insediata sulla Croisette nel suo ruolo di presidentessa di giuria, è stata anche tra le promotrici delle proteste contro le violenze sulle attrici a Hollywood. Ci saranno vari momenti durante la kermesse tutti al femminile. "Ci saranno diversi appuntamenti - ha detto in conferenza stampa Fremaux - il 12 maggio per esempio sfileranno le donne del cinema, registe, attrici, quasi un centinaio di donne manifesteranno insieme per far sentire la loro voce". E sul divieto di selfie ha precisato: "Lo ripeto ancora una volta, il motivo per cui sono vietati è solo tecnico. La scalinata è lunga, ci si mette troppo tempo se ci si ferma a scattarsi le foto, si cade perché non si guarda dove si va e in finale non si viene a Cannes per ammirare se stessi, si viene per guardare e ammirare gli altri". E per chiudere le polemiche ha ricordato anche il regista Ermanno Olmi, appena scomparso. "Finalmente ora si parlerà di cinema e di film, ed è il più bell'omaggio che possiamo fare a Pierre Rissient ed Ermanno Olmi scomparsi da poco, nel 78' il regista italiano vinse la Palma d'oro qui con 'L'albero degli zoccoli' e il miglior modo per omaggiarlo è parlare di cinema e non di selfie".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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