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Italiani all'estero, Ungaro (Pd): servono più servizi consolari

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - "Dall'estero vediamo l'Italia come un paese bloccato, che non sa quello che vuole. Dall'Italia invece ho paura a volte che la comunità italiana all'estero venga dipinta un pò in maniera poco chiara. E' vero che si tratta di una comunità molto variegata, che va dagli imprenditori italiani in Polonia ai pensionati di Bedford agli studenti italiani del Cern di Ginevra". Lo sottolinea ad askanews Massimo Ungaro, eletto alla Camera per il Partito democratico nella quota dei parlamentari scelti dagli italiani all'estero nella circoscrizione Europa. Esperto di finanza, Ungaro dall'osservatorio londinese dove opera come imprenditore, vede così il paese d'origine ma allo stesso tempo delinea le principali problematiche da affrontare per sostenere i cittadini fuori dai confini nazionali, in quella che definisce una vera diaspora. In primis c'è il tema del rafforzamento dei servizi consolari: "Abbiamo subito una riduzione dell'offerta, perchè molti consolati sono stati chiusi, anche istituti di cultura, oltre mille dipendenti della rete consolare si sono persi negli ultimi anni. Questo a fronte di una domanda di servizi perchè gli italiani all'estero sono sempre di più. Nella mia città, Londra, ogni mese arrivano 2000 ragazzi italiani alla ricerca di opportunità che magari non trovano nel loro paese di origine. Quindi siamo in una situazione di emergenza enorme perchè il consolato è l'unico appoggio per tutta una serie di servizi per il cittadino ed è il punto principale da dove ripartire". Ma per Ungaro, ci sono altri temi prioritari, in campo immobiliare e fiscale ad esempio: "Tre sono le grandi priorità per gli italiani all'estero: la prima come detto sono i servizi consolari, problema serio di servizi per i cittadini e che quindi deve veder aumentare le infrastrutture e le risorse, in tutti i sensi e per tutti i consolati. Ma ci sono altre due cose importanti da fare, iniziando dall'eliminare l'ingiustizia del pagamento dell'Imu a carico degli italiani all'estero sulla loro casa in Italia. Molti italiani all'estero sono in affitto, creano ricchezza, la riportano in Italia investendo nel settore immobiliare e devono pagare una tassa che gli altri cittadini non pagano. "Gli italiani all'estero non sono cittadini di serie B, si tratta di una tassa ingiusta, questa abolizione aiuterebbe molti piccoli centri italiani incentivando un settore che ha avuto grosse problematiche come quello immobiliare. Infine terzo tema credo che in una situazione così delicata in termini economici negli ultimi 20 anni del nostro paese la comunità degli italiani all'estero debba essere considerata una ricchezza capace di importare dei geni positivi, professionalità, esperienze. Sono quindi a favore di ampliare ed estendere gli strumenti di sgravio fiscale per gli italiani all'estero che vogliono tornare in Italia".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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