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Paura di volare? A Napoli si vince anche in aeroporto

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Napoli, (askanews) - Combattere le fobie non è semplice. Richiede l'aiuto di esperti che insegnino a controllare l'ansia che la paura genera, come accade a chi teme di volare. Una fobia che a Napoli si può combattere e vincere in tempi brevi grazie all'uso della realtà virtuale e a una sperimentazione sul campo proprio lì, dove la paura cresce: in aeroporto. Docente presso l'Ateneo Federiciano, dopo 35 anni di professione e una sperimentazione ad hoc su 50 soggetti, lo psichiatra partenopeo Antonio D'Ambrosio ha messo a punto un trattamento cognitivo-comportamentale che, grazie all'uso della realtà virtuale, velocizza i tempi di guarigione. Ha fondato una start up (la CBT Clinic Center, Cognitive Behavior Therapy terza al 'Lunare Project' dell'Innovation Village') e da gennaio scorso, grazie alla sinergia con Gesac, società di gestione dello scalo partenopeo, esercita anche in un piccolo studio a Capodichino: così il paziente evita di fare i 'compiti a casa' e viene accompagnato ad affrontare in maniera graduale la realtà effettiva percorrendo solo poche centinaia di metri. Il trattamento dell'aerofobia praticato a Napoli è unico in Italia. Sia perché a esercitarlo è un medico psichiatra (e non personale di compagnie di bandiera con competenze psicologiche), sia perché associa l'uso della realtà virtuale alla tradizionale terapia cognitivo-comportamentale. Dopo un'anamnesi con valutazioni psico-diagnostiche, il paziente indossa un casco grazie al quale si immerge gradualmente in ambienti visualizzati su schermo con visione a 360 gradi. Alle immagini sono associati suoni tipici di quel contesto ansiogeno. Ma lui sa di essere in condizioni di sicurezza. Il terapeuta al suo fianco lo guida affinché possa attuare le tecniche di rilassamento apprese e, quindi, a controllare e ridurre l'ansia. Il prof. D'Ambrosio: "Successivamente, e immediatamente il paziente viene accompagnato in aeroporto per affrontare in modo graduale tutte le situazioni che lui teme inerenti il volo, fino al volo vero e proprio". "Uno dei momenti più difficili è quello dell'accesso al gate, all'autobus e quindi al volo. Perché il soggetto sperimenta il momento di distacco da una situazione reversibile a una irreversibile. Quando si supera questo momento si è quasi guariti". Tra i 20 pazienti trattati da gennaio a oggi, uno dei casi più singolari è quello di un'intera famiglia. Ma ci sono stati anche imprenditori che avevano urgenza di superare la fobia per questioni professionali. "La realtà virtuale ci consente in tempi veramente molto brevi, nel giro di sei incontri, di mettere una persona, effettivamente, in grado di volare". Il direttore Commerciale Consumer di Gesac Sergio Gallorini spiega: "L'aeroporto di Napoli ama essere innovatore e mettere il passeggero al centro. Questo è un servizio nuovo. Con questa scelta noi intendiamo offrire la possibilità di superare questa paura". NON LEGGERE Come tutte le prestazioni riconosciute dal servizio sanitario nazionale il trattamento cognitivo-comportamentale ha un costo scaricabile fiscalmente. Notizie e dettagli sono reperibili su www.cbtcliniccenter.it e a breve anche sul sito dell'aeroporto di Napoli, www.gesac.it oppure www.aeroportodinapoli.it.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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