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"Prima di andar via", la famiglia di Giorgio Colangeli in un ring

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Una tranquilla cena di famiglia si trasforma in una resa dei conti e in una tragedia dopo un annuncio inaspettato nello spettacolo "Prima di andar via", scritto da Filippo Gili, diretto da Francesco Frangipane, interpretato dallo stesso Gili, da Giorgio Colangeli, Michela Martini, Aurora Peres, Barbara Ronchi. Il figlio informa genitori e sorelle che ha intenzione di suicidarsi, perché annientato dal dolore per la morte della moglie. In un attimo quella stanza diventa un ring dove i vari componenti della famiglia si fronteggiano come pugili. L'autore spiega: "Comunicandolo alla famiglia cerca di farla passare de visu, cerca di trasmetterne la forza, la lucidità, la serenità, piuttosto che lasciare la famiglia semplicemente con un bigliettino alla mercè di spasmi ignoti. Un uomo che dice 'non sarò più vivo' è una cosa che loro non sanno gestire, al di là del dolore che provoca. Questa è una pièce che è incentrata fondamentalmente sulla possibilità di scatenare improvvisamente all'interno di una famiglia medioborghese qualcosa di inaudito e di inaffrontabile". Giorgio Colangeli interpreta il padre. "Il padre quindi agisce anche a livello autoritario, cerca di ricondurre il figlio alla normalità, la situazione ad una ricomposizione utilizzando il suo ruolo di pater familias, però non ci riesce e questa impotenza è una cosa molto dura, molto forte". Secondo l'attore questo terribile confronto collettivo, improvviso, ineluttabile, con la separazione e con la morte, è stato sperimentato da altre generazioni. "Tanto tempo fa quando un giovane partiva per la guerra e salutava i suoi, beh, forse era qualcosa di simile. Era una situazione che in qualche modo si poteva anche vivere, se non nella vita di tutti i giorni, nella vita di una famiglia poteva capitare che accadesse". "Mi piaceva appunto rinventare un meccanismo che mettesse le persone in condizione di dover toccare con mano questo archetipo abbastanza dimenticato, per fortuna dimenticato, perché le guerre non ci sono, per tanti motivi, non dalle nostre parti almeno, però che era un meraviglioso fertilizzante dell'animo umano" ha concluso Gili.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Per il taglio delle accise stiamo valutando una ulteriore proroga che potrebbe essere più breve di quelle precedenti" ha detto "cerchiamo di tenerci ancorati all'andamento della situazione, ma non abbiamo definito ancora la tempistica precisa delle settimane cui si riferirà".

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