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"La strada dei Samouni", Savona a Cannes con una famiglia di Gaza

domenica 13 maggio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Nel gennaio 2009, durante l'operazione militare israeliana "Piombo fuso" a Gaza, il regista Stefano Savona riuscì ad infiltrarsi attraverso la frontiera egiziana. Entrò così in contatto con la famiglia che ha raccontato in "La strada dei Samouni", presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes. Nel film la piccola Amal, da quando è tornata nel suo quartiere, ricorda solo un grande albero che non c'è più. Durante l'operazione "Piombo fuso" sono stati massacrati 29 membri della sua famiglia, contadini della periferia di Gaza. Lei e i suoi fratelli hanno perso tutto e devono ricostruire case e memoria. "Quello che il film vuole raccontare, ha l'ambizione di raccontare, incrocia la tragedia ma soltanto in un attimo, perché c'è il dopo, cioè la ricostruzione, che è già un'altra storia, ma c'è soprattutto il prima che è una storia di rapporti, relazioni, idee, di modi di dire. C'è il passato in qualche modo questa storia è una storia universale che va raccontata, il resto è quasi un aneddoto. Anche il massacro può essere un aneddoto se non è inserito all'interno di questa tessitura di significati". Nel film, sul filo dei ricordi, si alternano immagini reali e racconto animato, realizzato da Simone Massi. "Lo specifico di questa storia secondo me era viverla a fianco dei protagonisti, e quindi viverla in tempo reale e siccome la storia che volevo raccontare iniziava molti anni fa in qualche modo non avevo scelta. Poi ho scoperto il cinema di Simone, quella maniera di dare vita ai disegni. Guardando il cinema di Simone ti scordi che sono dei disegni: c'è talmente tanta vita dentro che quando li ho montati, alla fine, per me era un archivio". Il passato pesa molto, ma la famiglia a Gaza è andata avanti, verso un'idea di futuro. "E' il posto con meno futuro al mondo, perché manca l'orizzonte. Quando manca l'orizzonte fisico manca l'orizzonte temporale. Ma anche in questo grado zero del futuro il futuro c'è, se non altro quello di ogni giorno in cui uno può decidere di fare una cosa o di farne un'altra. Il futuro smette di esserci quando ci si condanna ad essere soltanto vittime di qualcosa".

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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