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Inail e IIT, arriva Hannes la nuova mano protesica robotica

domenica 13 maggio 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Maggiore durata della batteria, migliore capacità e performance di presa, costo ridotto di circa il 30% rispetto ai dispositivi attualmente in commercio. Sono queste le caratteristiche principali di "Hannes", la nuova mano protesica di derivazione robotica sviluppata dal Rehab Technologies Lab, il laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l'Inail e l'Istituto italiano di tecnologia, con un nome omaggio al professor Hannes Schmidl, già direttore tecnico del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca protesica e la prima protesi mioelettrica Inail-Ceca del 1965. Il dispositivo, che senza necessità di intervento chirurgico permetterà di restituire alle persone con amputazione dell'arto superiore circa il 90% della funzionalità perduta, è stato presentato a Roma dal presidente e dal direttore generale dell'Inail, Massimo De Felice e Giuseppe Lucibello, dal presidente e il direttore scientifico dell'IIT, Gabriele Galateri di Genola e Roberto Cingolani. Conclusioni affidate al al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, con il direttore generale Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani che ha portato i saluti del Ministro Beatrice Lorenzin, annunciando l'avvio dello studio in commissione per l'inserimento della mano robotica nei LEA. Protagonista assoluto però Marco Zambelli, il paziente del Centro Protesi che ha testato per primo la nuova mano robotica: "Per me la protesi è sempre stata un fattore estetico, ma essere coinvolti in un progetto di queste dimensioni mi ha però aperto un percorso nuovo, perchè tutto quello che avevo delegato alla mano sinistra si trasferiva nuovamente alla mano destra ed è un percorso non ancora finito". Il dispositivo, che ha ottenuto il marchio CE come prodotto di classe 1 e sarà disponibile a partire dal 2019, è stato realizzato in due taglie e in versione destra e sinistra. È inoltre dotato di differenti soluzioni cosmetiche, con guanti di rivestimento diversificati per uomo a donna. Ma siamo solo al primo passo della protesica robotica, come conferma Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'IIT: "Queste tecnologie discendono da una tecnologia umanoide, quindi un intero corpo umano artificiale, per cui la mano è il primo dominio di applicazione ma stiamo già sviluppando insieme ai colleghi di Inail la parte alta del corpo, quindi protesi di braccia, esoscheletri per il movimento delle braccia, protesi di gambe ed esoscheletri per il movimento della gamba, quindi l'obiettivo è creare una matrice di tecnologie che possano assistere il paziente che ha perso la mobilità o gli arti con una tecnologia realmente usufruibile, di basso costo, e molto pratica". Determinante il ruolo dell'Inail, con un approccio di grande sostegno all'innovazione tecnologica. Il direttore generale Giuseppe Lucibello: "Noi abbiamo investito nella costruzione di una rete di eccellenza, l'IIT è forse il partner principale ma il Sant'Anna di Pisa, il Campus Biomedico di Roma, la Sapienza, il Politecnico di Milano sono partner con i quali stiamo lavorando alacremente e produrremo importanti risultati della ricerca, non solo nel campo della protesica e della riabilitazione, ma anche nel campo della salute e sicurezza, tutto ciò che serve in funzione preventiva a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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