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Le capanne del pensiero: progetto filosofico per Fondazione Prada

sabato 9 giugno 2018
3' di lettura

Venezia (askanews) - La capanna del filosofo Theodor Adorno non è mai esistita, come tale. Esiste però sotto forma di opera d'arte di Ian Hamilton Finlay, che con legno e acciaio ha dato forma, reale ci sentiamo di dire, a una sorta di sintesi filosofica. Da lì, da quell'opera, è partita la ricerca di Dieter Roelstraete che ha portato a concepire un progetto molto ambizioso, anche per un soggetto ambizioso di suo come la Fondazione Prada, in particolare nella declinazione delle mostre veneziane a Ca' Corner della Regina. "Machines à penser" è l'esposizione aperta in concomitanza con la Biennale di architettura e che si concentra proprio sulla relazione tra tre grandi pensatori del Novecento tedesco - Adorno, appunto, Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein - che hanno sfruttato l'esilio - volontario o indotto - per scrivere i loro testi più importanti, all'interno di luoghi divenuti celebri come la baita al bordo della foresta di Heidegger o la capanna norvegese di Wittgenstein, affacciata su un abisso che era più di una semplice metafora. Mario Mainetti, curatore associato in Fondazione Prada: "Il tema della distanza che si decide di prendere dalla propria vita di tutti i giorni per pensare, raccogliere le idee, scrivere - ha spiegato ad askanews - è un tema attuale e siamo andati a vedere come questo tema è stato importante per il lavoro di questi tre filosofi". Gli spazi del palazzo veneziano diventano altro, funzionano come meccanismo ("machines" potremmo dire senza troppa fantasia) che attiva le dimensioni plurime del racconto, che sfrutta certamente la fascinazione per i tre filosofi, ricostruendone la mitologia geografica, ma che poi spinge lo sguardo più in là, in un terreno misto, imprevisto, pericoloso e affascinante nella misura in cui smonta e poi ricompone le nostre certezze. "Io penso - ha aggiunto il curatore - che questa sia una mostra che sta all'incrocio tra architettura, filosofia e arte e che è una mostra attuale. Soprattutto se l'attenzione per questi spazi viene girata in attenzione per il tempo che queste persone hanno passato all'interno degli spazi". In fondo l'arte ha, alla fine, un tema inevitabile e ricorrente, così come la filosofia, e questo è il tempo. "Essere e tempo", non a caso, è il titolo dell'opera gigantesca di Heidegger, e, a distanza di tempo, "Machines à penser" prova, ancora nelle parole di Roelstraete, a utilizzare i luoghi di scrittura per "ripensare l'intero complesso abitativo della filosofia". Naturalmente attraverso le opere della mostra. "Le opere d'arte - ha concluso Mario Mainetti - sono raccolte come in un saggio: c'è la storia principale degli artisti che sono andati a cercare questi luoghi e che da lì hanno preso ispirazione per produrre delle opere d'arte che qui sono presentate, e ci sono delle note, come a piè di pagina, che sono altri artisti, altri temi, o degli altri filosofi che hanno avuto i loro luoghi di ritiro e queste sono un po' il contorno della mostra". Come forse si può intuire, la mostra è profonda e complessa. Ma la capacità di attivare connessioni, di rimescolare le carte e di prendere vita all'interno dello spazio espositivo, oltre al coraggio di proporsi nella propria potenziale oscurità, sono elementi che valgono il prezzo della sfida. Ed è probabile che, alla fine, ci si senta stupiti, confusi e anche un po' cambiati. Perfino, segretamente, un po' più ricchi.

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Nuove soluzioni per aiutare la ricerca onco-ematologica

Milano, 25 giu. (askanews) - Una missione che si traduce in termini concreti, in investimenti costanti e continui per la salute delle persone. Johnson & Johnson è da oltre trent'anni in primissima linea in ricerca e sviluppo, con strategie volte a sviluppare nuove soluzioni per patologie gravi, come quelle relative all'onco-ematologia, tumori genito-urinari e tumori solidi come quello del polmone. Una delle patologie più diffuse che si sta cercando oggi di trattare con metodi innovativi e terapie target. "Il tumore del polmone oggi ha tante distinte patologie in una, che sono valutate attraverso il profilo biomolecolare. Per ogni sottodivisione abbiamo delle cure differenti, quindi non si può parlare di una aspettativa di vita unica, ma di tante aspettative diverse di vita, a seconda del sottotipo di tumore del polmone. Grazie all'avanzamento tecnologico e farmaceutico, oggi si riesce a parlare di una reale cronicizzazione, per una percentuale di pazienti che è al di sopra del 50%" ha dichiarato Diego Cortinovis, direttore di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS di San Gerardo dei Tintori (Monza).

Tra i tumori dell'apparato genito-urinario, le novità riguardano il trattamento del carcinoma uroteliale e prostatico. Con passi avanti enormi, grazie a ricerca e sviluppo, rispetto agli ultimi vent'anni.

"Il trattamento del tumore della prostata è stato completamente rivoluzionato nel corso degli ultimi anni, principalmente grazie all'utilizzo di terapie innovative che spesso vengono somministrate simultaneamente, allo scopo di migliorare i tassi di cura dei nostri pazienti. E' sempre molto importante considerare che il tumore della prostata è una patologia estremamente eterogenea, che alcune volte addirittura non merita neanche di essere trattata, almeno inizialmente. Abbiamo capito che la biologia, essendo eterogenea, merita trattamenti differenti. In alcuni pazienti un trattamento intensificato è ciò che fa la differenza, in altri anche l'osservazione può essere molto importante, se la malattia lo permette, per garantire una qualità di vita opportuna e idonea" ha aggiunto Alberto Briganti, Professore Ordinario di Urologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Un percorso ancora lungo e difficile, che Johnson & Johnson porta avanti con costanza. A riprova di questo, gli oltre 50 abstract presentati dall'azienda ai prestigiosi congressi dell'American Society of Clinical Oncology e della European Hematology Association. Un impegno solido e continuo al servizio delle persone in difficoltà.

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Futuro Nazionale protesta sotto sede Rai contro la censura al partito

Roma, 25 giu. (askanews) - Al grido di "Generale" e tenendo striscioni con le scritte "Il futuro non si oscura" e "La Tv di Stato è di tutti", un piccolo presidio di "vannacciani" e simpatizzanti ha protestato sotto gli uffici della Rai in Via Alessandro Severo (davanti alla Cristoforo Colombo) a Roma.

"Un semplice presidio sotto gli uffici della Rai - ha scritto in una nota il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Rossano Sasso - si è trasformato in una vera e propria manifestazione di protesta contro la censura operata dalla televisione di Stato nei confronti di Futuro Nazionale".

Secondo Sasso, "sono mesi che oscurano un partito che ha 112.000 iscritti, 8 deputati, centinaia di consiglieri comunali in tutta la Nazione".

"Abbiamo denunciato la censura della Rai e la mancanza di pluralismo dell'informazione pubblica nel giorno in cui a Montecitorio si celebra l'ottantesimo anniversario della prima seduta dell'assemblea costituente, crediamo che il bavaglio messo al Generale Vannacci e a tutti noi non sia degno di un Paese democratico e il Governo è il principale responsabile di tutto questo", ha aggiunto.

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Tor Bella Monaca, un progetto per superare i pregiudizi

Roma, 25 giu. (askanews) - Dal percorso di co-progettazione del progetto BELLA - Fateci Spazio è emerso come Tor Bella Monaca sia un quartiere di cui molti parlano, ma che pochi conoscono davvero. Anche chi lo abita non sempre è consapevole delle risorse, delle opportunità e delle realtà che il territorio offre.

Per contribuire a superare i pregiudizi che ancora lo circondano, è stata ideata un'azione che utilizza le cartoline, simbolo del viaggio e della scoperta. Attraverso una cartolina si racconta un luogo e si crea una connessione tra persone che vivono nella stessa città, ma che spesso non si incontrano.

Le parole di Claudia Bernabucci, Presidente dell'Associazione Cubo Libro: "Progetti come Bella cercano di raccontare, insieme a tante altre iniziative, un altro volto, quello vero, quello vissuto realmente e non da cronaca delle periferie. Noi stiamo crescendo un sistema fatto di etichette e stereotipi che diamo sui luoghi senza renderci conto dell'impatto che questi hanno sulle persone e magari i bambini, le bambine, le ragazze, le ragazze che crescono in quei luoghi. I luoghi di periferia sono molto spesso i luoghi in cui il sistema concentra categorie di descrizioni come il disagio, come lo spaccio, come la povertà. Ma sono in realtà luoghi ricchi di complessità dove il numero delle persone amplifica il numero delle possibilità e delle storie che contengono."

L'obiettivo è avvicinare Tor Bella Monaca al resto di Roma, favorendo una conoscenza più autentica del quartiere.

L'intervista a Maria Sole Piccioli, responsabile Education ActionAid: "Portiamo delle cartoline che ritraggono Tor Bella Monaca ma come se fosse un vero e proprio posto turistico. Le cartoline sono state realizzate insieme a bambini e bambine delle scuole di Tor Bella Monaca proprio per lanciare un messaggio diverso: la periferia non è un luogo di disagio, di povertà e di spaccio o quantomeno non è solo quello ma è un luogo vivo pieno di speranza."

In occasione del 24 giugno, Giornata Nazionale delle Periferie Urbane, un gruppo di giovani ha distribuito le cartoline nelle fermate più frequentate della Linea C, invitando i passanti a scoprire il quartiere oltre gli stereotipi.

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Aurora Quattrocchi: ci siamo fatti fregare il nostro cinema

Roma, 25 giu. (askanews) - Un appello ad aprire le sale cinematografiche. E un sogno nel cassetto: fare un musical. Da Mary per sempre fino a "Gioia mia". Una carriera sul set. I riconoscimenti, dal David di Donatello al Pardo di Locarno, sono forse arrivati tardi. Ma per Aurora Quattrocchi, per tutti Rori, palermitana di 83 anni, che ha appena vinto il David di Donatello come miglior attrice per "Gioia mia", il tempo non conta. "E' stato giusto tutto ciò che ci accade, nel momento in cui ci accade. Le cose accadono quando devono accadere. Se sei partecipe della tua meravigliosa vita, se vivi insieme a lei quello che vuoi arriva sempre".

L'attrice è stata intervistata in occasione del Marefestival a Salina, dove ha ricevuto il Premio Troisi. Cosa direbbe Rori al cinema italiano? "Prima di tutto di riaprire le sale, non è vero che la gente non ci vuole andare più. Le sale cinematografiche devono essere belle grandi, i biglietti non devono essere numerati. È un orrore. La vogliamo finire?". "Il nostro cinema italiano, ma come ce lo siamo fatti fottere. Avremmo potuto fare scuola a tutto il mondo. Abbiamo avuto geni, di attori, registi sale cinematografiche tutte chiuse".

Aurora Quattrocchi ha ancora un sogno nel cassetto: "Fare un bel musical, io amo cantare molto e ho sempre cantato... ma ormai, una nonna che fa il musical ce la risparmiamo".

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