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Caporalato e tratta di esseri umani a Ragusa, 5 fermi

sabato 9 giugno 2018
1' di lettura

Roma, (askanews) - Associazione a delinquere, reati connessi al fenomeno del "caporalato", traffico di esseri umani e sfruttamento pluriaggravato della prostituzione, anche minorile. Con queste accuse la polizia di Ragusa ha fermato cinque cittadini romeni. Le indagini sono partite dopo le dichiarazioni di un lavoratore provato dalla situazione di grave sfruttamento. Le intercettazioni hanno messo in luce un quadro spaventoso. L'associazione reclutava e curava il trasferimento in Italia e l'immissione nel settore agricolo di numerose vittime connazionali, tutte scelte tra persone in stato di estremo bisogno, anche minori e anziani, persone vulnerabili e disposte a tutto. Attirate con l'inganno e la falsa promessa di un'occupazione e una sistemazione dignitosa, poi venivano private di ogni facoltà di negoziare condizioni di lavoro e di vita, e ridotte quasi a schiavitù: oltre a non percepire denaro, gli venivano sottratti i documenti, venivano costrette ad abitare in immobili privi di riscaldamento, a vestirsi con indumenti prelevati dai rifiuti, a cibarsi di alimenti scaduti o di pessima qualità. E una volta condotti nei terreni venivano controllati per mantenere alta la produttività usando violenze inaudite. L'attività ha permesso di identificare altri cittadini romeni dediti al medesimo traffico di esseri umani a fini di sfruttamento lavorativo di connazionali, operanti in autonomia rispetto al sodalizio investigato ma capaci di offrire e ricevere supporto dallo stesso, in caso di necessità.

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"Al contrario - ha sottolineato Mattarella - si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti. La fecondità della stagione costituente la abbiamo misurata nella salute delle istituzioni repubblicane: né rivoluzione in corso tradita né rivoluzione annunciata, come pure qualcuno presumeva di prefigurare, bensì sapiente indirizzo dell'equilibrio tra i diritti dei cittadini e quelli della comunità".

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Danzica, 25 giu. (askanews) - "Ricordate tutti, senza eccezioni, (...) in Polonia, (...) in Ucraina e i nostri amici in Europa: possiamo costruire il futuro soltanto sulla verità, sul rispetto reciproco e sulla comprensione della storia". Lo ha dichiarato il primo ministro polacco Donald Tusk, all'apertura della Conferenza annuale per la ricostruzione dell'Ucraina, a Danzica.

Una dichiarazione che arriva in seguito a una disputa tra Varsavia e Kiev, scatenata dalla decisione di Volodymyr Zelensky di intitolare un'unità militare all'Esercito insurrezionale ucraino (UPA), a un'organizzazione nazionalista fondata nel 1942 che la Polonia ritiene responsabile della morte di oltre 100.000 polacchi. In risposta, la scorsa settimana Karol Nawrocki, capo dell'Istituto polacco per la memoria nazionale, ha annunciato la revoca della più alta onorificenza del Paese, l'Ordine dell'Aquila Bianca, precedentemente conferita a Zelensky.

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