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In Spagna il governo Sanchez, due terzi sono donne

sabato 9 giugno 2018
2' di lettura

Madrid, (askanews) - Torna alla Moncloa un premier socialista, il primo dopo Zapatero. E il neo presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez riprende il timone con una lista di ministri che Vuole imprimere un vento di novità: conta una maggioranza di donne, forse dieci su quindici. Primo segnale, una sola vicepresidente del governo, la costituzionalista Carmen Calvo, che è anche ministro dell'Uguaglianza. Il leader socialista è giunto al timone dopo il crollo del governo conservatore di Mariano Rajoy, defenestrato da una sentenza che ha sancito una decennale storia di corruzione interna al Partito Popolare. La maggioranza parlamentare ha virato verso Sanchez, nonostante il politico socialista nel giugno 2016 avesse ottenuto il peggior risultato della storia del partito alle ultime politiche; ma ora attorno al Psoe coi suoi 84 deputati si sono riuniti la sinistra di Podemos, gli indipendentisti catalani e i nazionalisti baschi. In tutto 180 seggi su 350, una maggioranza ballerina col rischio che qualunque alleato faccia saltare il tavolo. In un governo composito, la forte presenza femminile quindi appare come un elemento unificante oltre che una dichiarazione di intenti. Fra i dicasteri che vanno alle ministre ci sono il Lavoro, l'Economia, la Giustizia, l'Ambiente, la Salute, la Pubblica Amministrazione; tutti affidati a economiste, avvocate, docenti universitarie o già nominate a incarichi istituzionali. Gli esteri andranno invece all'ex presidente del Parlamento europeo Josep Borrell, a segnalare la vocazione europeista dell'esecutivo Sanchez. Fra le altre novità il neoministro della Scienza, è Pedro Duque, primo astronauta spagnolo nello spazio; l'ingegnere aeronautico è anche incaricato dell'innovazione e delle università. Un po' come se in Italia fossero nominati Paolo Nespoli... o Samantha Cristoroforetti.

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Tusk invita polacchi e ucraini al "rispetto reciproco" della storia

Danzica, 25 giu. (askanews) - "Ricordate tutti, senza eccezioni, (...) in Polonia, (...) in Ucraina e i nostri amici in Europa: possiamo costruire il futuro soltanto sulla verità, sul rispetto reciproco e sulla comprensione della storia". Lo ha dichiarato il primo ministro polacco Donald Tusk, all'apertura della Conferenza annuale per la ricostruzione dell'Ucraina, a Danzica.

Una dichiarazione che arriva in seguito a una disputa tra Varsavia e Kiev, scatenata dalla decisione di Volodymyr Zelensky di intitolare un'unità militare all'Esercito insurrezionale ucraino (UPA), a un'organizzazione nazionalista fondata nel 1942 che la Polonia ritiene responsabile della morte di oltre 100.000 polacchi. In risposta, la scorsa settimana Karol Nawrocki, capo dell'Istituto polacco per la memoria nazionale, ha annunciato la revoca della più alta onorificenza del Paese, l'Ordine dell'Aquila Bianca, precedentemente conferita a Zelensky.

"Ricordate, tutti voi - senza eccezioni - miei compatrioti in Polonia, i vostri, Yulia, in Ucraina, e i nostri amici in Europa: possiamo costruire il futuro solo sulla verità, sul rispetto reciproco e sulla comprensione della storia", ha affermato Tusk, rivolgendosi direttamente alla premier ucraina, Yulia Svyrydenko, che ha guidato la delegazione in assenza di Volodymyr Zelensky, la cui partecipazione era stata annunciata prima delle recenti tensioni diplomatiche.

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Milano, 25 giu. (askanews) - "Quell'Assemblea che oggi ricordiamo, fu un miracolo di lungimiranza politica, capace di dare il via ad un cammino di pacificazione nazionale non ancora giunto a conclusione, e di arrivare a una sintesi straordinaria con un testo che contiene, come ebbe a dire Piero Calamandrei: 'tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie'". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo in Aula alla Camera in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni dalla prima seduta dell'Assemblea Costituente, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e delle più alte cariche istituzionali. "E proprio la coralità dei lavori della Costituente ci ricorda che la Costituzione è la nostra casa comune", ha sottolineato.

"Una casa comune che i Padri e le Madri Costituenti non hanno voluto fragile e indifesa, ma nemmeno rigida o impenetrabile al cambiamento. Le regole e i principi sanciti nella nostra Carta non sono stati concepiti come freddi monumenti del passato, bensì come una materia viva, destinata a misurarsi e a confrontarsi costantemente con lo scorrere del tempo", ha concluso La Russa.

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Kenya, scontri e arresti al corteo per la rivolta della Generazione Z

Milano, 25 giu. (askanews) - Una giornata di alta tensione in Kenya con scontri a arresti da parte della polizia che ha messo in atto una massiccia dimostrazione di forza nel tentativo di impedire le proteste che commemorano il secondo anniversario della storica rivolta della Generazione Z.

Nel giugno del 2024 migliaia di kenioti sono scesi in piazza contro le difficoltà economiche e la corruzione, arrivando a prendere d'assalto il Parlamento per ottenere l'annullamento delle nuove tasse.

È stato un momento cruciale, con i giovani kenioti che hanno ignorato le tradizionali divisioni etniche, e il 25 giugno è diventato una giornata annuale di protesta, mentre la frustrazione nei confronti del governo del presidente William Ruto continua.

Ma hanno pagato un prezzo altissimo: almeno 127 persone sono state uccise nei due anni di proteste, secondo un organismo di controllo della polizia, poiché le forze di sicurezza hanno sparato sulla folla con quasi totale impunità. Giovedì la polizia non ha voluto correre rischi, con una serie di posti di blocco che hanno bloccato il traffico sulle principali arterie stradali intorno a Nairobi, e scuole e attività commerciali chiuse.

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Rubio: pedaggio a Hormuz? Inaccettabile far pagare il passaggio

Manama (Bahrain), 25 giu. (askanews) - Gli Stati Uniti non accetteranno che l'Iran o altri paesi impongano pedaggi o tariffe per l'uso dello Stretto di Hormuz nell'ambito di un eventuale accordo con Teheran. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio, affermando che le vie d'acqua internazionali "non appartengono ad alcuno Stato nazionale".

"Lo Stretto di Hormuz è costituito da acque internazionali. Le vie d'acqua internazionali non appartengono ad alcuno Stato nazionale. Questo è un principio fondamentale nel mondo di oggi, senza il quale il mondo sarebbe nel caos totale", ha dichiarato Rubio, rispondendo a domande durante il suo tour nei paesi del Golfo.

Il capo della diplomazia statunitense ha respinto l'ipotesi che un Paese possa chiedere denaro per il passaggio in una via d'acqua internazionale solo perché questa si trova vicino al suo spazio territoriale. "Se accettassimo che si possa far pagare l'uso di una via d'acqua internazionale perché si trova vicino al proprio spazio territoriale, questo si diffonderebbe nel mondo come un contagio", ha detto.

Rubio ha avvertito che una simile concessione aprirebbe la strada a rivendicazioni analoghe in altre aree strategiche del mondo. "Se ora ci fosse uno stretto per il quale un Paese, o due, o qualunque Paese decidesse di far pagare l'uso, che cosa impedirebbe a ogni Paese del mondo vicino a una via d'acqua di imporre lo stesso? E allora avremmo il caos. Quindi è inaccettabile", ha affermato.

Il segretario di Stato Usa ha aggiunto che non è una questione terminologica. "Si può chiamarlo pedaggio, si può chiamarlo tariffa, lo si può chiamare come si vuole: è un gioco semantico. La realtà è che nessun paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali", ha dichiarato.

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