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Sfida Confindustria Romania a Bucarest: fermiamo fuga lavoratori

sabato 9 giugno 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Un tavolo di concertazione per trovare soluzioni rapide a un problema che rischia di rallentare gli investimenti italiani in Romania: la mancanza di manodopera. E' la proposta lanciata da Confindustria Romania, nel suo ruolo di patronato, al Forum Economico Both Worlds 2018. Una provocazione in senso positivo, quella di Confindustria Romania all'esecutivo di Bucarest, come ha spiegato il presidente Giovanni Villabruna: "Siamo voluti andare ad ascoltare la voce della gente intesa come quella e della nostre aziende, coloro che sono venuti qua e hanno installato la produzione sperando e credendoci ancora in questo Paese e che oggi si stanno trovando in una situazione di disagio. La nostra è una richiesta di riflessione che va in aiuto alle nostre aziende che meritano di poter continuare a lavorare in tranquillità non solo per il proprio business e benessere ma anche per il bene del paese Romania". Un problema che l'ambasciatore d'Italia a Bucarest Marco Giungi ha sentito nelle sue missioni di sistema sul territorio e che nel tavolo potrebbe trovare una soluzione: "Mi auguro prima di tutto che ci sia un'attenzione a quello che è il Paese che ha il maggior numero di imprese operanti sul territorio, attenzione che non è mai mancata, ma soprattutto dovrebbe essere l'oppirtunità per studiare insieme delle manovre. Non esistono bacchette magiche, ma potrebbe essere un mix di iniziative che possono se non risolvere, portare un miglioramento della situazione". In questo mix una parte importante può averla l'assistenza sanitaria, ha sottolineato Andrea Mazzola, aministratore delegato di Mutua Mba: "Una cosa importante e necessaria per il tessuto sociale romeno è quella di attrarre lavoro e persone disponibili a prestare la loro arte e capacità in un momento in cui c'è grande attrattiva. La difficoltà a volte è legata alla sanità che fa fatica, quella pubblica è in difficoltà quella privata ha il dovere di farsi avanti". Tra le ragioni di questa ormai cronica mancanza di forza lavoro nel Paese ci sono tre fattori principali: diversi milioni di romeni vivono all'estero (di questi 1,1 milioni in Italia), la natalità che ha virato verso il segno negativo e un alto livello di inattivi e un tasso di abbandono scolastico fino al 30%. Ma incide anche la politica del governo, secondo Lorenzo Di Federico, direttore per le risorse umane di Prysmian Group in Romania: "La manodopera o la mancanza di manodopera non è equamente e geograficamente distribuita nel paese, il che significa che ci sono enormi quantità di persone che sono disponibili a lavorare se anche solo se sapessero che il lavoro ci sia. E' ovvio che se da un punto di vista della politica generale questo governo dà soldi a chi non lavora e tassa chi lavoro è ovvio che si crei disoccupazione e povertà". Posizione condivisa dal professor Paolo Feltrin, docente di Scienza dell'Amministrazione presso l'Università di Trieste, che ha analizzato il bassissimo tasso di disoccupazione, al 4,9%, in maniera approfondita: "Se si vanno a guardare bene i dati si scopre che il tasso di attività è basso e quindi ci sono almeno un milione mezzo di persone che potrebbero lavorare se si volesse raggiungere il tasso di attività medio europeo e in particolare sono bassi l'occupazione femminile e quella giovanile e c'è un livello alto di sottoccupazione nelle campagne. Sì la disoccupazione è bassa ma gli spazi tuttora anche nel breve periodo di recupero ci sono purché ci siano politiche pubbliche che intervengano".

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