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"Latte, miele e falafel": un libro su Israele e le mille tribù

sabato 9 giugno 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Un libro per scoprire le mille tribù di Israele, dai drusi ai samaritani, dai beduini agli abitanti dei kibbutz. Si intitola "Latte miele e Falafel" (Edizione Terra Santa), il volume scritto dalla giornalista e scrittrice Elisa Pinna, grande esperta delle questioni israeliane e mediorientali. Un libro di viaggio, di scoperta, una sorta di invito ai turisti a conoscere le tribù più nascoste e meno conosciute del Paese. Come spiega la stessa autrice: "Latte e miele rievocano il messaggio biblico, la terra promessa per il popolo ebraico. Falafel sono le polpettine di ceci che vanno molto in Medio Oriente. Questi tre elementi per indicare che Israele non è un Paese monolitico, come spesso lo vediamo dal di fuori. Israele in realtà al suo interno ha tremila tribù, tremila piccole comunità, ha presente tradizioni religiose molto diverse al suo interno. È un caleidoscopio di popoli e di culture. L'idea mi è venuta perché andando in Israele ho scoperto questi segreti di Israele e tento di raccontarli per gli altri visitatori". Israele 70 anni dopo: dal sogno sionista al fragile equilibrio attuale. "Mi fermo con le varie comunità, le tribù di Israele, dai samaritani ai drusi, agli stessi coloni, agli ebrei ultraortodossi, o quelli superlaici di Tel Aviv, con i beduini. È una società molto spezzettata, con tante realtà religiose, di una ricchezza incredibile ma anche di tantissimi contrasti". Un viaggio interiore e umano davvero interessante: "E' stata un'esperienza arricchente e bella. Quando si va in Israele per pochi giorni ci si ferma sui monumenti e sui luoghi più famosi, e non si va mai dietro le quinte. Io invece suggerisco di andare a conoscere queste realtà meno conosciute, più segrete, come i drusi. È interessante andare a vedere le loro feste e conoscerli. Oppure i samaritani, una comunità davvero microbica, ma interessante".

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Una dichiarazione che arriva in seguito a una disputa tra Varsavia e Kiev, scatenata dalla decisione di Volodymyr Zelensky di intitolare un'unità militare all'Esercito insurrezionale ucraino (UPA), a un'organizzazione nazionalista fondata nel 1942 che la Polonia ritiene responsabile della morte di oltre 100.000 polacchi. In risposta, la scorsa settimana Karol Nawrocki, capo dell'Istituto polacco per la memoria nazionale, ha annunciato la revoca della più alta onorificenza del Paese, l'Ordine dell'Aquila Bianca, precedentemente conferita a Zelensky.

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"Lo Stretto di Hormuz è costituito da acque internazionali. Le vie d'acqua internazionali non appartengono ad alcuno Stato nazionale. Questo è un principio fondamentale nel mondo di oggi, senza il quale il mondo sarebbe nel caos totale", ha dichiarato Rubio, rispondendo a domande durante il suo tour nei paesi del Golfo.

Il capo della diplomazia statunitense ha respinto l'ipotesi che un Paese possa chiedere denaro per il passaggio in una via d'acqua internazionale solo perché questa si trova vicino al suo spazio territoriale. "Se accettassimo che si possa far pagare l'uso di una via d'acqua internazionale perché si trova vicino al proprio spazio territoriale, questo si diffonderebbe nel mondo come un contagio", ha detto.

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