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Gentiloni: accogliere rifugiati e ridurre flussi, è possibile

sabato 13 gennaio 2018
2' di lettura

Roma (askanews) - "Noi dobbiamo accogliere i rifugiati, velocizzare le procedure, e trasformare il grande fenomeno migratorio che viene dall'Africa da un fenomeno illegale gestito da organizzazioni criminali a un fenomeno gestibile, sicuro e legale. I flussi devono diminuire, perchè non è possibile avere flussi legali e gestibili se i numeri sono enormi, ma progressi fatti l'anno scorso dimostrano che questa strada non è impossibile". Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa con Emmanuel Macron a Palazzo Chigi. "Il 2017 - ha aggiunto - è stato un anno incoraggiante anche se lascia aperti molti problemi. Incoraggiante perchè sulla base di un accordo con le fragili autorità libiche abbiamo impegnato prima il nostro Paese poi diversi Paesi europei e la commissione a una collaborazione che ha aumentato la capacità di controllo delle autorità libiche e rafforzato la possibilità delle organizzazioni Onu di lavorare in Libia. Questo ha acceso i riflettori su situazioni dei diritti umani terribili e inaccettabili che durano da molti anni". "I dati più incoraggianti - ha sottolineato - sono non solo la diminuzione di arrivi ma naturalmente anche la diminuzione dei morti in mare, che non ci fa dimenticare che le tragedie continuano, e i rimpatri che aumentano. L'Oim è passata da 1000 a 20mila rimpatri dalla Libia nel 2017. Abbiamo visto da molti Paesi africani una collaborazione che prima non c'era. Contemporaneamente dobbiamo fare passi avanti controlli nel Sahel". E poi, ha concluso, "ci sono cose più a breve termine su cui stiamo lavorando, come la stabilizzazione di Paesi la cui crisirischia di alimentare i flussi. Dobbiamo lavorare insieme per la ricomposizione in Libia, speriamo che si possano organizzare elezioni nella seconda metà dell'anno prossimo, e ci sono altre situazioni, in Somalia e Sud Sudan, che richiedono un intervento internazionale".

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"Quando il papa dice che Dio non è mai dalla parte di chi impugna la spada, c'è una tradizione di oltre mille anni della teoria della guerra giusta, ok? Poi certo, possiamo discutere se questo o quel conflitto sia giusto. Ma penso che, allo stesso modo in cui è importante per il vicepresidente degli Stati Uniti essere attento quando parla di questioni di politica pubblica, sia molto, molto importante che il papa sia attento quando parla di questioni teologiche".

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Pubblicato su etichetta Digital Noises, il brano si muove tra atmosfere intime e riflessive, dando voce a quel momento sospeso in cui si sceglie di abbandonare ciò che non ci rappresenta più.

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