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"Il Sorpasso", in 160 scatti gli italiani del boom e Sophia Loren

sabato 13 ottobre 2018
2' di lettura

Roma, 11 ott. (askanews) - Fino al 3 febbraio 2019 il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita la mostra "Il sorpasso. Quando l Italia si mise a correre, 1946-1961": 160 scatti, videoinstallazioni e documentari, che raccontano 15 anni d'Italia, e di italiani, dalla dura ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale all'incredibile boom economico degli anni 60. Due scatti imperdibili di Gianni Berengo Gardin, "Noi siamo contro la vita comoda" (Milano, 1960), scritta del regime fascista riadattata in un'insegna di uno spaccio di legna e carbone, e una foto del porto di Genova. E una fotografia fatta da Bruno Munari nel 1950 delle escavazioni petrolifere dell'Agip a Cortemaggiore, nella Pianura Padana. E poi spiccano tre immagini di grandi personaggi del cinema: dall'archivio fotografico Luce "La corsa allo spazio e Sophia" Loren, Anita Ekberg mentre prova la scena del bagno nella Fontana di Trevi istruita da Federico Felilini (Reporters Associati e Archivi) e dall'archivio Tazio Secchiaroli un Clint Eastwood a cavallo nella campagna attorno a Cinecittà. Ma la mostra va ben oltre il cinema: Il curatore, Gabriele D'Autilia: "Il soggetto principale non è il cinema, come spiega il titolo, che fa riferimento a un film importantissimo, ma non c'è nessuna foto del film, perché il cinema come anche la politica ci sono ma non si vedono, si vedono attraverso semplicemente dei momenti secondari. Perché lo scopo della mostra non è raccontare quello che già è stato spesso raccontato, e cioè com'è cambiata l'Italia, dalla ricostruzione al boom, ma come gli italiani sono cambiati che cosa hanno conservato e che cosa hanno cambiato rispetto a ciò che erano prima e fino a ciò che sono adesso". "Sicuramente l'Italia si è messa a correre con la ricostruzione, con il boom, ma anche a rischio di schiantarsi, come fa la macchina del Sorpasso alla fine del film". Immagini scattate sia da fotografi famosi (Fulvio Roiter, Cecilia Mangini, Federico patellani, Caio Mario Garubba, Pepi Merisio, Wanda Wultz, Tazio Secchiaroli, Ferruccio Leiss, Romano Cagnoni, Walter Mori, Italo Insolera, Italo Zannier, William Klein, Alfred Eisenstaedt, Gordon Parks), che da sconosciuti reporter di agenzia, capaci di rappresentare in modo vivace le molteplici realtà del paese. L'altro curatore, il professore e saggista Enrico Menduni: "Li abbiamo chiamati senza nome, ma sono degli artisti senza nome. Gli italiani sono gli stessi, molti giovani non sanno queste cose, a loro è dedicata la mostra, a capire che un paese che aveva le pezze al sedere in 10 anni si è ritirato su, quindi ragazzi rimboccatevi le mani".

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Bonelli (Avs): salvaguardare dignità Italia, via Meloni

Roma, 19 giu. (askanews) - "Pensavo di stare su 'Scherzi a parte', invece è tutto vero: le parole di Donald Trump sono la conseguenza della subalternità di Giorgia Meloni. In questo modo la premier ha rubato la dignità agli italiani. Io al posto suo mi farei da parte". Così Angelo Bonelli co-portavoce di Avs ha commentato con i cronisti fuori da Montecitorio, le parole del presidente Usa sulla premier Meloni, diffuse da La7.

Alla domanda se si sente di esprimere la solidarietà nei confronti della Premier Meloni per le parole del numero uno della Casa Bianca Bonelli ha risposto: "La solidarietà va agli italiani che purtroppo devono subire una presidente del Consiglio totalmente subalterna a Trump".

"Noi dicevamo a Giorgia Meloni di stare attenta, di non subire il ricatto di Trump sul 5% delle spese militari, sull'acquisto del gas' o quando lei diceva 'la guerra è illegittima, ma anche sì e anche no'. Queste sono le conseguenze", ha aggiunto.

"Penso che sia necessario salvaguardare la dignità degli italiani e penso che la cosa migliore sia che Meloni si faccia da parte e faccia a rappresentare l'Italia da qualcun altro. Noi siamo pronti", ha detto ancora.

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Al via il format The Visionary Exchange

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"Il nostro obiettivo è continuare ad ampliare e dare opportunità agli studenti che vogliono studiare al Politecnico di Milano. Per loro è ammesso farlo indipendentemente dalle condizioni economiche, quindi è importante per noi sviluppare residenze studentesche. Questa è quella più antica che abbiamo a Milano, perché questo edificio del 1934, e aveva bisogno ovviamente di essere ristrutturata per essere resa più efficiente dal punto di vista energetico" ha dichiarato Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano.

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C'erano invece capi di Stato da tutto il mondo, fra cui Angela Merkel, Matteo Renzi (presidente del Consiglio all'epoca di Obama) e Justin Trudeu, oltre al gotha dem del mondo della musica, dello spettacolo e del cinema.

Jennifer Hudson ha cantato l'inno, si sono esibiti anche Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Eddie Vedder, che ha composto una canzone per l'occasione, John Legend, gli U2, Cristina Aguilera. C'erano Tom Hanks, Steven Spielberg, Oprah Winfrey.

Dal palco Obama, che si è commosso per le parole che gli ha dedicato la moglie Michelle, ha elogiato la democrazia "lenta, a volte inefficiente", ma "speciale e preziosa".

"Non ci saranno re né signori, né servi né sudditi, ma solo cittadini, ognuno di noi libero di perseguire la propria versione di felicità e in grado di determinare il nostro destino collettivo attraverso un governo rappresentativo eletto", ha detto Obama, infilando nella frase non a caso un "no kings", nome delle proteste contro Trump che si sono propagate in tutti gli Stati Uniti e da lì al resto del mondo.

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