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Donna uccisa a Ragusa, fermato il marito. I due erano separati

sabato 13 ottobre 2018
1' di lettura

Roma, (askanews) - La polizia di Ragusa, su disposizione della Procura della Repubblica, ha eseguito il fermo di indiziato di delitto a carico del marito della donna uccisa a Ragusa per omicidio doloso, aggravato dal fatto di averlo commesso ai danni della moglie da cui era legalmente separato. L'11 ottobre il corpo della donna, Maria Zarba, 66 anni era stato rinvenuto dal nipote presso la propria abitazione, lui stesso aveva poi avvisato la polizia e il personale medico che avevano constatato l'efferatezza del reato. Dalle indagini, secondo gli agenti, era emerso che i due coniugi avevano da sempre avuro un rapporto conflittuale e per questo la donna, circa un anno fa, aveva chiesto al marito di separarsi. I rapporti, a quanto sembra, erano diventati sempre più conflittuali e qualche giorno fa la donna aveva chiesto al marito di non presentarsi più in casa e di pagare le quote mensili concordate in sede di separazione. L'indagato è stato individuato dopo meno di 30 minuti dal rinvenimento del cadavere. Fermato nei pressi della casa della madre, era stato condotto presso la Questura di Ragusa. Dai sopralluoghi della polizia scientifica sono emersi elementi importanti, ma l'arma del delitto, un oggetto contundente, non è stata ancora rinvenuta. La polizia di Ragusa ha raccolto in tempi brevissimi gravi indizi di colpevolezza che hanno permesso al Pubblico Ministero di disporre il fermo dell'indagato.

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Maurizio Corradini, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, in occasione delle giornate inaugurali, ha introdotto l'evento ad askanews: "Siamo alla ventunesima edizione di Fotografia Europea, Fantasmi del Quotidiano, siamo davvero felici di dare inizio a questa edizione, ricca nel numero delle mostre, oltre venti, artisti provenienti da ogni parte del mondo e tanti spazi. Quest'anno davvero abbiamo avuto la fortuna e il piacere nelle collaborazioni che abbiamo instaurato di poter usufruire di spazi nuovi come Palazzo Scaruffi, dove per esempio si terrà una mostra che celebra i duecento anni della storia della fotografia". E ha commentato poi entrando in specifico nel tema dell'edizione 2026: "Nella società in cui stiamo vivendo e i tempi che stiamo vivendo ovviamente così complessi, violenti, verbalmente e non solo verbalmente, avere l'opportunità di ricentrarsi su noi stessi, riconnetterci con noi stessi, ripensando appunto a ciò che sono i fantasmi: le nostre paure, ma anche i nostri ricordi e le nostre aspettative. È un tema molto contemporaneo, molto attuale, io credo, davvero importante. Andiamo un po' a scandagliare, attraverso la lente di ingrandimento di questi artisti, quelli che sono gli interstizi spaziali, ma soprattutto temporali, delle nostre anime".

Al pian terreno dei Chiostri di San Pietro tre progetti specifici: "Come sempre, l'attenzione nostra, come Fondazione e come Fotografia Europea, è rivolta anche ai più giovani, anche alla formazione e all'inclusività: come per esempio Speciale Diciottoventicinque, progetto a cui teniamo molto. Quest'anno il tutoraggio è stato effettuato da Sugar Paper di Modena. Marcello Coslovi e Alex Tabellini hanno seguito un gruppo di ragazzi che hanno avuto la possibilità di creare un proprio progetto fotografico espositivo in specifico sul libro fotografico e lo troverete ai Chiostri di San Pietro nella parte bassa dove c'è anche una commissione di Fotografia Europea a Simona Ghizzoni, artista tra l'altro con i natali reggiani per la prima volta". Milk Wood di Ghizzoni pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini. Il terzo progetto è Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l'adolescenza A DA. Attraverso una selezione di libri fotografici, la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuano ad abitare il nostro presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

I Chiostri di San Pietro, sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospitano al piano superiore il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart: Felipe Romero Beltràn con Bravo, Mohamed Hassan con Our Hidden Room, Salvatore Vitale con Automated Refusal, Marine Lanier con Le Jardin d'Hannibal, Ola Rindal con Stains and Ashes, Tania Franco Klein con Subject Studies: CHAPTER I, Giulia Vanelli con The Season e Frédéric D. Oberland con Vestiges du futur.

A Palazzo da Mosto è presente al primo piano la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania: un'esplorazione sull'epoca ipermediata in cui viviamo. Al piano terra sono allestiti i progetti della Open Call: Federica Mambrini con L'albergo della lontananza e Emilia Martin con The serpent's thread curata da Eleonora Schianchi. A Palazzo Scaruffi la mostra 200x200. Due secoli di fotografia e società a cura di Walter Guadagnini.

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