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La Cina, il teatro, il doppio: una meta-mostra a Milano

sabato 5 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - La storia delle relazioni tra Oriente e Occidente, ripercorsa attraverso una messa in scena espositiva che rimanda al teatro e che cita espressamente l'opera di Bertolt Brecht "L'anima buona del Sezuan", messa in scena al Piccolo Teatro da Strehler a fine anni Cinquanta. Forse, ma l'incertezza permane, possiamo introdurre così l'esposizione "The Szechwan Tale" che Marco Scotini ha curato per FM Centro per l'Arte contemporanea di Milano. "Si tratta - ha detto il curatore ad askanews - di una mostra che cerca di mettere a fuoco un rapporto, una proiezione duplice tra l'Occidente e l'Oriente. Sul doppio in qualche modo si struttura l'intera mostra, ma questo appartiene veramente all'opera di Brecht, non vorrei che fosse presa per una mostra sulla fantasia, ma credo che sia una mostra sulla realtà e sulle rappresentazioni che se ne danno". Più di trenta artisti, cinesi e internazionali, media espressivi di ogni tipo, costumi, scenografie, forti interazioni del pubblico, sia a livello fisico stretto si a livello di contributi, per così dire, concettuali alla percezione dei lavori. In un crescendo di livelli di lettura che si stratificano e rendono sempre più artefatta la sensazione complessiva della mostra, che, a mano a mano, si trasforma a sua volta in un atto performativo permanente. "Molte delle opere - ha aggiunto Scotini - sono fittizie ma richiamano anche a un'idea di realtà, un'idea di realtà in Oriente o in Occidente. Ossia quanto noi siamo costretti a performare, in qualche modo quale personaggio ci costruiamo. La cosa interessante è quanta fiction c'è direttamente nella realtà. Ecco, così vorrei che venisse letta". Ampliamento di un progetto dello stesso Scotini per la Biennale di Anren, "The Szechwan Tale" resta aperta al pubblico dei Frigoriferi milanesi fino al 15 luglio.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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"Stiamo facendo la valutazione di non operare un taglio in maniera orizzontale" ha aggiunto "l'aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina - benzina mediamente 6% e gasolio mediamente 24% - quindi potrebbe essere un taglio che impatta di più sul gasolio rispetto a quello benzina".

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