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Governo in stallo, botta e risposta a distanza Di Maio-Salvini

sabato 5 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - La lunga trattativa per arrivare alla formazione di un governo in grado di guidare l'Italia dopo le elezioni del 4 marzo 2018, sembra essere ormai a un punto morto. Complice, da un lato, la netta chiusura dell'ex segretario del Pd, Matteo Renzi che da Fazio in Tv ha detto: chi ha perso non può governare e dall'altro le schermaglie a distanza tra il grillino Di Maio e il leghista Salvini. Di Maio, sui social prima ripesca un vecchio post con Salvini che nel 2016 diceva: mai con Berlusconi poi in un tweet sottolinea ancora un volta che "non è possibile nessun governo del cambiamento con Berlusconi e il centrodestra. Salvini ha cambiato idea e si è piegato a lui solo per le poltrone", dunque "si torni subito al voto" ribadisce, dopo averlo già detto a chiare lettere in un video postato online nei giorni scorsi. Pronta la replica di Salvini che dalla kermesse floreale Euroflora di Genova, dopo aver sottolineato che l'unico governo possibile è tra chi ha vinto le elezioni, non le certo manda a dire al capo politico dei pentastellati. "Non ho più voglia di rispondere a insulti o fantasie, la proposta è chiara - ha detto - se si vuole fare il governo si fa e si parte. Se si vuol cominciare a far lavorare il Parlamento, votando le commissioni di Camera e Senato, si fa e si parte. Se invece si vuole continuare a fare i capricci e litigare, a fare i bambini arroganti, ognuno fa le sue scelte e proviamo a fare tutto da soli". La proposta di far partire le commissioni parlamentari trova d'accordo anche al centrosinistra con il Pd che, intanto, prepara la direzione politica dalla quale dovrebbe uscire la linea da seguire per appoggiare o meno una possibile intesa con i pentastellati che, però, a questo punto, sembra un'ipotesi tramontata prima ancora di sorgere.

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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