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Educazione stradale, Michelin lancia il progetto Live the Motion

sabato 5 maggio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Si chiama Live Motion il progetto per diffondere la cultura della mobilità sicura e consapevole promosso da Michelin e dedicato ai ragazzi tra i 19 e i 25 anni. S'inizia il 7 maggio 2018 con la campagna #bastameno che sfida i ragazzi a diventare protagonisti della sicurezza stradale come spiega Marco Do, direttore comunicazione di Michelin Italia. "È un'attività prettamente social - spiega - un concorso fotografico rivolto a tutti i giovani che, iscrivendosi sul sito di live the motion e postando sulle proprie pagine facebook e Instagram le proprie aventi per oggetto i buoni comportamenti stradali ma anche foto simpatiche o paradossali, parteciperanno a un concorso con in palio un viaggio di 4 notti in destinazioni a scelta tra Barcellona, Londra e Santorini". La seconda declinazione di Live Motion, invece, si chiama Innovation ed è destinata agli studenti universitari di 3 atenei italiani: i Politecnici di Milano e Torino e l'Università di Palermo che competeranno in una vera e propria "sfida di cervelli". "Due forme abbiamo scelto per questa sfida tra cervelli - continua Do - al Politecnico di Torino ci sarà un hackaton, una maratona di creatività, si sfideranno dei team di ragazzi su argomenti relativi alla mobilità sicura, zero incvidenti. L'altra invece, è una sfida tra l'Università di Palermo e il Politecnico di Milano con scontri diretti tra team di studenti sulla base di progetti aventi per oggetto la mobilità urbana, sicura e a zero emissioni". I vincitori dell hackathon e della sfida tra atenei riceveranno il Premio Michelin, che contribuirà a finanziare la realizzazione dei loro progetti. Dieci, infine, le regole d Oro promosse da Michelin per farci muovere in sicurezza: rispettare il codice della strada, indossare il casco, controllare i pneumatici, proteggere i bambini a bordo, allacciare le cinture di sicurezza, guidare solo se si è lucidi, non usare il cellulare alla guida, rispettare i limiti di velocità, fermarsi se si è stanchi ed essere cortesi e rispettosi.

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Ipoparatiroidismo, dalla road map un nuovo modello multidisciplinare

Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

La Road Map promossa da Motore Sanità nel 2025-2026 in nove regioni italiane ha avuto l'obiettivo di raccordare le evidenze emerse nei singoli territori per giungere a una visione unitaria della patologia dalla diagnosi al follow up. "L'ipoparatiroidismo è una malattia eterogenea, molto eterogenea perché abbiamo la causa principale è quella post tiroidectomia. Quindi tutto questo lavoro che si sta facendo a livello di diverse regioni e poi anche il trasferimento a livello nazionale È un lavoro che cerca di identificare proprio i casi che meritano un'attenzione particolare e un trattamento più adeguato".

La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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