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Autentico e dolce, prosciutto San Daniele racconta le sue radici

sabato 5 maggio 2018
3' di lettura

Milano, 3 mag. (askanews) - Il prosciutto San Daniele è un'eccellenza della salumeria made in Italy, che ha cuore e radici in un paese di 8mila abitanti tra le colline della provincia di Udine. È a San Daniele del Friuli che viene prodotto ed è da questo territorio, incrocio dei venti che soffiano dalle Alpi Carniche e della brezza che arriva dal mare Adriatico, che trae le sue caratteristiche apprezzate dai palati di tutto il mondo. Proprio per raccontare l'unicità di questa Dop friulana, il Consorzio del prosciutto di San Daniele ha lanciato una importante campagna di comunicazione, come ci racconta Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele. "Questo video, questo spot racconta di un territorio vero e forse anche sconosciuto agli stessi italiani - dice Cichetti - perchè il Friuli è una terra lontana anche se molto bella, e fa vedere la gente di San Daniele perchè l'altra cosa molto bella è che lo spot riprende luoghi e persone autocnoni di quella zona lì e cerca di rappresentare quello che è il mondo del San Daniele". Si tratta di un piano di comunicazione integrata che prevede l'esordio del prosciutto San Daniele in tv, con uno spot in onda su Rai, Mediaset, Cairo e Discovery Channel dal 20 maggio al 9 di giugno e poi a fine settembre, accanto ad attività digital e social e al sito internet istituzionale. Ma per apprezzare l'autenticità di questo prodotto e il suo legame con il territorio c'è una appuntamento imprescindibile, che si rinnova di anno in anno: è Aria di festa, la kermesse che quest'anno si terrà dal 22 al 25 di giugno e che avrà come madrina Diletta Leotta. "Ormai è una festa della tradizione perchè quest'anno siamo alla 34esima edizione - prosegue Cichetti - E' un pezzo di storia del Consorzio del San Daniele ed è il momento che celebra il territorio e il suo prodotto. E' questo connubio che noi rappresentiamo ogni anno e che serve per concretizzare nei confronti del consumatore quello che vuol dire produrre un prodotto che ha una valenza globale con un luogo che è unico ma è fatto di persone e savoir faire". Ad anticipare la manifestazione friulana, c'è, per il secondo anno consecutivo, Aria di San Daniele che da maggio a dicembre offre la possibilità di conoscere e degustare questa eccellenza da nord a sud dell'Italia, toccando 10 città e località turistiche. Alessio Prolongo, produttore e vicepresidente del Consorzio, ci racconta qual è il segreto de San Daniele: "Il successo è proprio la sua storia - dice - nel senso che il San Daniele è il frutto di una tradizione del territorio che c'è da tantissimi anni. E' il connubio del microclima, del luogo, dell'attenzione che c'è verso questi prodotti e soprattutto dei mastri prosciuttai che hanno saputo mantenere questa tradizione negli anni e continuare a tramandarla e saper conservare il connubio tra le lavorazioni e il prodotto". Solo lo scorso anno dai 31 prosciuttifici aderenti al Consorzio sono usciti 2milioni 750 mila prosciutti, per un valore complessivo di 330milioni di euro, con un calo dell'1,2% a volume e un aumento a valore del 3,5%. Anche per l'export la crescita è stata sostenuta, con un +6% che ha portato la quota estera al 16%. Ma di fronte alla domanda crescente, il rischio di frodi alimentari e contraffazioni cresce, come è emerso dall'inchiesta della Procura di Torino sulla non conformità dei maiali rispetto al disciplinare di produzione. "Il fatto che il caso sia stato alla ribalta delle cronache e siano intervenute le procure e ci siano state le correzioni è la prova che il controllo esiste e chi vuol fare il furbetto poi fa fatica a scamparla - commenta Cichetti - In quel caso la contraffazione era piuttosto raffinata nel senso che sono gli stessi animali di tipo genetico diverso. Per altro tutti guidiamo automobili e non è che tutte le volte che superiamo i limiti di velocità veniamo fermati dalla polizia. E' evidente che si fa tutto nei limiti in cui si può poterlo fare".

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Roma, 28 apr. (askanews) - L'ipoparatiroidismo è una patologia rara endocrina, spesso invalidante, caratterizzata da deficit di ormone paratiroideo con sintomi spesso sfumati che ne ritardano la diagnosi. La sua gestione rappresenta una sfida clinica e organizzativa complessa e richiede un coinvolgimento multidisciplinare. Per fare Il punto della situazione, Motore Sanità ha organizzato, grazie al contributo non condizionato di ASCENDIS Pharma, il convegno 'Ipoparatiroidismo: costruire un modello nazionale. Dalla roadmap regionale alle proposte di sistema'. Askanews ne ha parlato con Daniela Pasquali, professore ordinario di endocrinologia, direttore dell'unità di programma di malattie rare endocrine Università della Campania Vanvitelli e con Luca Persani, Professore ordinario di Endocrinologia all'Università di Milano e direttore del Dipartimento Endocrinometabolico di Auxologico Milano.

"L'ipoparatiroidismo cronico è una patologia che rientra in quelli che sono gli unmet needs (bisogni non soddisfatti ndr) di patologie endocrine nell'ambito delle quali è necessario una terapia sostitutiva sia per le condizioni che siano post chirurgiche che quelle su base genetica, quindi la possibilità finalmente di accedere a una terapia che sia di tipo sostitutivo e quindi in maniera fisiologica venga a ricostituire un pattern fisiologico di reintegrazione ormonale. Una patologia complessa che richiede quindi una gestione adeguata a livello ospedaliero: "Chiaramente c'è un range che va da a condizioni che riusciamo in qualche maniera a gestire, ma che nel lungo termine possono comunque essere associate a complicanze, a condizioni invece molto gravi che addirittura necessitano di accessi al pronto soccorso se non quotidiani, ma frequenti".

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La ricerca punta quindi alla costruzione di un modello nazionale condiviso con un approccio terapeutico a 360 gradi: "Un modello multidisciplinare che metta insieme endocrinologi, volendo internisti ma poi nefrologi, i chirurghi stessi che debbono conoscere meglio la condizione e poi ci sono ovviamente anche le forme che hanno un'origine diversa rispetto a quella post-chirurgica, quindi i pediatri e i genetisti, perché alcune forme sono riconoscibili solo da un esame genetico, quindi l'insieme di questo gruppo multidisciplinare dovrebbe essere presente all'interno dei centri di riferimento e consentire quindi l'ottimale gestione di questa di questa patologia".

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